Mercoledì 09 Maggio 2007

Meccanica, ripresa agganciata

Per la metalmeccanica, in particolare quella bergamasca, è un momento di buona congiuntura, ma si continua a soffrire per la minore produttività rispetto ad altri Paesi: per questo Federmeccanica ribadisce che non è il contratto nazionale la sede per rivendicare aumenti al di fuori dal recupero dell’inflazione.

All’assemblea del gruppo metalmeccanici di Confindustria Bergamo, il presidente Carlo Mazzoleni ha parlato a livello provinciale di un «momento nel complesso buono», con numeri «anche impressionanti» soprattutto per l’aumento dei ricavi e degli ordini, trainati dall’export.

«Il settore metalmeccanico bergamasco nel 2006 ha realizzato export per 7 miliardi di euro, pari a circa il 60% dell’export complessivo del sistema bergamasco, e una quota superiore al 7% delle esportazioni metalmeccaniche nazionali - ha sottolineato -. Il settore resta importante anche per l’occupazione. Nelle 500 aziende del gruppo i dipendenti sono 39 mila, circa mille in più rispetto all’anno precedente». Buone notizie anche dalla Cassa integrazione, nel 2006 scesa a 550 mila ore nel settore, il minimo da vent’anni, con un ulteriore calo del 30% nel primo trimestre 2007.

«Sono dati significativi - osserva Mazzoleni - perché realizzati mentre continua il processo di riorganizzazione strategica, indotto anche dalla globalizzazione».

Sul tema del contratto nazionale l’intervento del direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli. «Ci saremmo aspettati un sindacato più attento e consapevole dello scenario - ha detto parlando con i giornalisti prima dell’assemblea -. In una fase di ripresa congiunturale è giusto che anche il lavoro benefici di questo surplus. Lo strumento farlo non è però il contratto nazionale, dove si tutela il potere d’acquisto. È il livello aziendale quello delegato a ridistribuire la maggiore redditività e produttività».

(09/05/2007)

r.clemente

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