Metalmeccanici, «solo» 322 licenziamenti Cgil: «La diminuzione non deve illudere»

Metalmeccanici, «solo» 322 licenziamenti
Cgil: «La diminuzione non deve illudere»

Il settore metalmeccanico continua a soffrire: a giugno i licenziamenti in Lombardia sono stati 322 contro i 388 di maggio e i 502 di aprile. «La diminuzione non deve illudere - scrive Mirco Rota della Fiom Lombardia -: la ripresa è lontana e le strutture produttive fortemente ridimensionate».

Nel mese appena trascorso fra le tute blu ci sono stati a livello regionale 322 esuberi (29 in Bergamasca) contro i 364 registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

Sale a 2.901 la quota delle messe in mobilità in ambito metalmeccanico lombardo nel semestre gennaio-giugno 2015, in calo rispetto al trend generale. Nell’analogo lasso di tempo del 2014 è stato registrato infatti un numero più cospicuo di licenziamenti: ben 4.464 unità lavorative furono messe in mobilità. Un’apparente flessione che però non deve trarre in inganno.

Le quote più significative all’interno di questa torta si verificano nel distretto territoriale di Milano 119 (il 36,96%, sostanzialmente in linea con l’andamento del 2014).

Alta la percentuale dei licenziamenti nella provincia di Varese (53, 16,46%) e di Monza Brianza (65, il 20,19%). Lievissimi scostamenti nella media anno su anno nelle province di Bergamo (29), Brescia (22) e Pavia (5). Raddoppiati i licenziati a Lecco (10) e Sondrio (4). Diminuiti a Lodi (3), Como (2) e Cremona (0).

«Da anni ormai stiamo ragionando di licenziamenti e cassa integrazione prolungati nel tempo. E’ vero che i numeri sono in diminuzione, ma in ragione del fatto che da anni stiamo assistendo a licenziamenti e al crescere di ore di cassa, è normale assistere a una saturazione a una stabilizzazione», dice Mirco Rota, segretario generale della Fiom.

«In Lombardia – aggiunge Rota - la base produttiva aziendale si è notevolmente ridimensionata e molte aziende hanno operato delle riorganizzazioni importanti che hanno ridotto la struttura produttiva all’osso».

«I numeri diffusi in questi giorni devono essere assolutamente contestualizzati, vanno analizzati attentamente e denotano ancora un livello ancora piuttosto alto di ricorso allo strumento della messa in mobilità, quasi paritetico rispetto al 2014».

“Va detto di contro – conclude il segretario della Fiom Lombardia - che le assunzioni nel nostro comparto in Lombardia non stanno certo invertendo la tendenza e la crisi rimane pertanto seria e radicata in un settore dove ormai si è tagliato notevolmente».


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