Venerdì 27 Dicembre 2013

Persico: «Noi più bravi di tutti

ma poi è lo Stato a tarparci le ali»

Pierino Persico
(Foto by Maria Zanchi)

«Più vado avanti e più scopro che nel mondo sono in pochi a battere noi italiani. Mi spingo oltre: noi bergamaschi. Nella creatività, nell’intensità di lavoro, unita alla qualità. Ma quando arrivo a questa conclusione, anziché compiacermi, mi arrabbio. Perché potremmo fare molto di più, invece c’è uno Stato che anziché agevolarci, ci tarpa le ali».

Comincia da uno sfogo amaro la chiacchierata di fine anno con Pierino Persico, che però non è tipo da immalinconirsi: «Nonostante tutto, andiamo avanti, mai mollare. Quando si fanno le cose bene, ci si può concedere anche un minuto per lamentarsi. Poi basta, perché i bergamaschi non fanno mai vittimismo».

Lei si schernisce quando la chiamano presidente, si definisce ancora un ragazzo di paese, eppure ha creato un impero…

«Sono sempre quel Pierino Persico che gira per Albino e Nembro e si ferma a parlare con tutti. Proprio questa mia naturalezza, che rivendico, mi mette continuamente di fronte a decine di casi spinosi che in questi tempi di crisi attraversano la nostra comunità. Non riesco a fare due passi che c’è subito qualcuno che si propone: c’è una fame di lavoro incredibile, e a me piange il cuore non riuscire a rispondere. Abbiamo fatto assunzioni, siamo cresciuti specie all’estero, ma al di là di qualche realtà illuminata vedo tante insidie per il futuro di questa valle che amo».

Il 2013 è stato l’anno del grande salto internazionale della Persico: prima gli Usa, poi la Cina…

«E le posso dire che per molti aspetti siamo più bravi di loro, noi bergamaschi siamo più tenaci persino dei tedeschi. Poi però ti senti solo, perché non ti viene permesso di essere altrettanto competitivo. Prendiamo la pressione fiscale: se io oggi pago in busta 2.000 euro per un dipendente, ne devo prevedere in totale 4.500, contando contributi Inps, Inail, Tfr e tutto il resto. Bisogna avere il coraggio di smontare i carrozzoni statali: voglio essere libero di versare più denaro in busta paga, con meno soldi gestiti dallo Stato».

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