Popolare Verona-Bpi:firmato il protocollo d’intenti

Il via libera dai due Cda. Le Popolari protagoniste in Borsa: +6,7% della Milano sui nuovi scenari di «risiko» bancario

Popolare Verona-Bpi:firmato il protocollo d’intenti

Si entra nel vivo di una delle fusioni più attese dal mondo bancario: il Banco Popolare di Verona e Novara (che controlla anche il Credito Bergamasco) ha infatti approvato il testo del protocollo di intenti tra Bpnv e Bpi. Lo ha reso noto un comunicato diffuso nella notte tra martedì e mercoledì. I due istituti confermano la struttura, i termini e le condizioni della fusione fra Popolare Italiana e Popolare Verona mediante costituzione di una nuova banca popolare capogruppo quotata.

Il protocollo prevede inoltre Dino Piero Giarda, presidente di Bpi, sarà di vice presidente vicario del consiglio di sorveglianza della nuova banca, mentre all’amministratore delegato della Popolare Italiana, Divo Gronchi, verrà attribuita la carica di presidente del consiglio di gestione.

Giarda, è docente di Scienza delle finanze all’Università Cattolica. Vicepresidente della Fondazione «Milano per la Scala», è stato componente dal 1981 al 1986 e presidente dal 1986 della Commissione Tecnica per la spesa pubblica presso il ministero del Tesoro, fino al gennaio 1995 quando è stato nominato Sottosegretario al ministero del Tesoro, fino al giugno 2001.

Gronchi, pisano, è un banchiere di lungo corso, con una grande esperienza in un gruppo radicato sul territorio come il Monte Paschi di cui ha scalato tutti i gradini fino ad arrivare alla direzione generale. Carica che poi Gronchi fu costretto a lasciare, peraltro come suo costume con grande riserbo, quando alla guida del Monte gli fu preferito Vincenzo De Bustis che portava in dote la Banca 121. Gronchi rimase disoccupato per poco tempo, accettando di trasferirsi a Vicenza dove ha guidato dal 2001 la Popolare in piena sintonia con Zonin.

Tornando al protocollo d’intenti, oltre a confermare gli elementi essenziali dell’operazione di aggregazione già comunicati al mercato, definisce in particolare che il consiglio di gestione della banca «possa essere composto da un minimo di 12 membri a un massimo di 15 membri, di cui almeno due terzi scelti tra manager del nuovo gruppo e almeno 1/4 tra soggetti indipendenti».

(02/11/2006)

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