Superficie agricola: 1.500 ettari in meno «Ora serve il massimo livello di difesa»

Superficie agricola: 1.500 ettari in meno
«Ora serve il massimo livello di difesa»

Fra il 2006 e il 2012 la superficie agricola della sola pianura bergamasca è diminuita di quasi 1.500 ettari: una porzione rilevante di terreno che è stata sottratta alla sua primaria funzione di base per la produzione di alimenti.

Il dato è stato confermato da Enzo Cattaneo, direttore della Confai di Bergamo (Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani) segretario generale di Confai Academy .

A seguito della proclamazione da parte dell’Onu del 2015 quale Anno Internazionale dei suoli, Confai Bergamo ha varato un’iniziativa di studio finalizzata a fare il punto della situazione sulle condizioni di utilizzo del suolo in provincia di Bergamo, al fine di far luce sulle prospettive future di questa risorsa fondamentale per la vita.

«La nostra indagine – osserva Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai – sarà svolta mediante l’intervento dell’Osservatorio economico di Confai Academy e avrà come obiettivo principale l’analisi dell’attuale stato del suolo bergamasco in riferimento all’esercizio dell’attività agricola».

Agricoltura, un trattore al lavoro

Agricoltura, un trattore al lavoro

«La superficie agraria totale gestita dalle aziende agricole e agromeccaniche – fa notare Enzo Cattaneo - è ora pari complessivamente a poco più di 74.000 ettari e ha fatto registrare nel corso degli anni un importante calo in pianura e in collina».

Ma quella agricola non è l’unica funzione fondamentale svolta dal suolo, che consente di filtrare e depurare l’acqua, immagazzinare il carbonio e regolare le condizioni di equilibrio degli ecosistemi naturali. A ciò si aggiungono funzioni energetiche legate alla produzione di materie prime rinnovabili ed una non trascurabile funzione estetico-paesaggistica.

«Alla luce della valenza multifunzionale del sistema agricolo – conclude Bolis - per il futuro è indispensabile che le istituzioni puntino a garantire il massimo livello di difesa del suolo mediante un’accurata pianificazione del suo impiego e attraverso una più puntuale valorizzazione dell’apporto fornito quotidianamente da imprenditori agricoli e agromeccanici».


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