Task force tutta bergamasca
per bonificare le centrali nucleari

In campo per la missione «green» la Despe, società di Torre de’ Roveri, che lavora con 50 tecnici per bonificare e demolire siti contaminati.

Una task force di 50 tecnici per bonificare e demolire siti contaminati e rendere il mondo più «green». È il «Nucleare», il dipartimento che la Despe, azienda di Torre de’ Roveri che opera nel settore delle demolizioni, negli ultimi anni ha affiancato a quello di «Engineering consulting» e all’ambito delle bonifiche. Oltre alle tradizionali demolizioni, che rimangono il core business della società. Diversificare l’attività è stata la scelta vincente che, negli anni della crisi, ha consentito all’impresa bergamasca che fa capo alla famiglia Panseri, di salvaguardare i posti di lavoro «senza ricorrere nemmeno ad un’ora di cassa integrazione, ma con un’oculata ottimizzazione dei costi», precisa l’amministratore delegato, Stefano Panseri, alla guida del gruppo con il padre Giuseppe, fondatore e presidente, e il fratello Roberto, consigliere delegato.

Despe ha lavorato per qualche anno alla decontaminazione e dismissione dei siti di produzione del combustibile nucleare di Bosco Marengo (Alessandria) e al circuito secondario della centrale nucleare di Caorso (Piacenza). Ora è impegnata nella centrale nucleare del Garigliano, in provincia di Caserta. La Despe, con quartier generale a Torre de’ Roveri e due distaccamenti in Francia e negli Stati Uniti, conta 80 dipendenti e 20 collaboratori, e 25 cantieri aperti, tra cui quello bergamasco, nel vecchio ospedale di largo Barozzi, dove il lavoro di demolizione e bonifica di gran parte dei fabbricati proseguirà per tutta l’estate. Le previsioni del fatturato per il 2017 si aggirano intorno ai 40 milioni di euro (con un investimento in ricerca e sviluppo del 7%) e si sfiorerà quasi il 50% di export. Principalmente Svizzera, Belgio, Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra, ma anche Venezuela, Stati Uniti e Medio Oriente.

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