«Una beffa: nuovi lavori per la Brebemi e niente indennizzi per noi agricoltori»

«Una beffa: nuovi lavori per la Brebemi
e niente indennizzi per noi agricoltori»

La denuncia di Coldiretti: «Nella Bergamasca ad aspettare gli indennizzi è un’azienda su due, non stiamo parlando di briciole».

«Dopo quasi due anni dall’apertura della Brebemi, le aziende agricole stanno ancora aspettando i saldi per i terreni espropriati e ormai irrimediabilmente coperti da asfalto e cemento, quindi per loro l’annuncio di nuovi progetti per completare il tracciato è l’ennesimo schiaffo» rileva Coldiretti Bergamo. «Visto il mancato rispetto degli impegni – sottolinea Il presidente Alberto Brivio - l’intenzione di avviare nuovi lavori per altri 50 milioni di euro per una bretella fra Brebemi e A4 ha il sapore della beffa vera e propria. Su questa vicenda anche la politica sta latitando, ma è arrivato il momento di andare oltre la sterile propaganda. Dove è finito l’impegno a vincolare la concessione di finanziamenti pubblici al pagamento di quanto dovuto agli agricoltori? Noi non siamo contrari al fatto che vengano concessi ulteriori fondi, ma non accettiamo che i diritti degli agricoltori vengano ripetutamente calpestati».

Le aziende agricole interessate dall’autostrada stanno ancora aspettando che la società versi loro il saldo dovuto, dopo ripetute promesse e rassicurazioni, sottolinea l’associazione. È ancora da definire anche la situazione relativa alle aree interposte fra la Tav e Brebemi: oltre 500 mila metri quadri di terreno imprigionati tra autostrada e ferrovia che non si possono raggiungere e quindi non possono essere coltivati e per i quali gli agricoltori non solo non hanno ancora avuto nessun risarcimento, ma devono pagare oneri e tasse, così come per l’area dove è stata costruita la Brebemi visto che non è ancora stato emesso nessun decreto di esproprio.

«Nella Bergamasca ad aspettare gli indennizzi è un’azienda su due, non stiamo parlando di briciole – prosegue Brivio -; i proclami ormai non bastano più; invochiamo, per l’ennesima volta, maggior senso di responsabilità da parte di chi gestisce un’infrastruttura che doveva essere privata e poi ha ricevuto risorse pubbliche e che era stata presentata come un modello per le grandi opere del futuro, sia dal punto di vista finanziario che nei rapporti con il territorio. Un merito che evidentemente è rimasto solo sulla carta»


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