Alla nostra scuola servono certezze

Alla nostra scuola
servono certezze

Lunedì la scuola bergamasca, ricevute dall’Ufficio scolastico regionale le quote definitive per comporre l’organico della scuola 2017-2018, procederà a quadrare il cerchio. Siccome gli alunni aumentano, dovrebbero anche aumentare i docenti. Si parla di 10.825 cattedre totali, delle quali 864 di potenziamento. Sarebbero 163 posti in più rispetto allo scorso anno, derivanti dal consolidamento dell’organico «di fatto» in organico «di diritto». Per ora, i numeri certi sono quelli che riguardano la Lombardia nel suo complesso dove rispetto ai numeri dello scorso anno (89.124 l’organico di diritto, 7.008 l’organico potenziato, 5.312 l’adeguamento), si aggiungono, per il 2017-18, 1.818 posti di organico potenziato consolidato (compresi i posti per licei musicali) e 3.904 posti di organico potenziato di nuovo adeguamento, con un aumento complessivo di 410 posti di organico potenziato in Lombardia. Per quanto riguarda il sostegno i posti regionali sono 13.492.

Storicamente la provincia di Bergamo ha sempre sofferto nelle spartizioni e gli organici sono sempre stati poi rattoppati grazie alla capacità di muoversi dei livelli locali dell’amministrazione e del sindacato. A questo si aggiunge, sempre tenendo conto della storia, la carenza cronica di docenti perché i nostri laureati, soprattutto tecnici e scientifici, sceglievano altre carriere. Lo scorso anno, con la mobilità generalizzata conseguente all’avvio della legge 107 (la cosiddetta «Buona scuola»), abbiamo avuto cataste di docenti da fuori regione passati in ruolo a Bergamo e subito corsi a casa (perché già titolari di supplenza annuale) con l’effetto di un organico fantasma che è stato poi riempito da supplenti raschiando il fondo del barile fino ai neolaureati: in alcuni casi una quasi-«peer education» (educazione tra pari). Nessuno nega che sia scomodo e anche penoso lavorare lontano da casa per un certo periodo, ma quale azienda permette di tenere occupati due posti contemporaneamente? Lo scorso anno, in alcune regioni i sovrannumerari perdenti posto per scarsità di alunni risultavano molti, ma poi sono stati «magicamente» riassorbiti dal territorio. Il fenomeno carsico non dovrebbe più ripetersi, ma qualcosa va capito.

Forse anche a questo si riferiva il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli che ha assicurato, parlando a Bergamo a margine degli Stati generali, la cura particolare che quest’anno proprio il ministero avrà nel rispondere là dove i territori hanno più studenti? Quest’anno la mobilità dovrebbe ritornare nell’alveo tradizionale, più gestibile. Complessivamente il prossimo anno scolastico dovrebbe avviarsi con maggiore tranquillità e il lavoro degli uffici essere meno a tappe forzate. Dovrebbe. Ma, proprio per le sue caratteristiche, la scuola bergamasca rischia di restare comunque sotto pressione e gli aumenti di organico non bastare.

Anche perché l’organico potenziato non si traduce necessariamente in posti per docenti delle materie tipiche del curricolo di un dato istituto, ma - è noto - in posti e basta. Professionalità il cui utilizzo produttivo è affidato alla creatività dei dirigenti, alla plasticità dei docenti più o meno in grado di inserirsi, alla capacità dei colleghi di integrarli in un percorso didattico.

Infine, dovrebbero aumentare i posti di sostegno. Ma qui, la quantità da garantire, per troppi anni è andata a volte a scapito della qualità professionale (perché il bisogno di docenti di sostegno ha portato a rapide conversioni alla ricerca del ruolo) e dell’inclusione (perché il docente è di sostegno alla classe da motivare, non al disabile da parcheggiare). La legge 107, anche in questo campo, dovrebbe chiudere un’epoca e avviarne una migliore. Vedremo nelle prossime settimane se i «forse» incoraggianti si tradurranno in certezze. La scuola bergamasca se lo meriterebbe.


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