Berlusconi o Salvini? Si passa da Milano

Berlusconi o Salvini?
Si passa da Milano

Il voto delle Regionali ha designato Matteo Salvini come l’anti-Renzi. La Lega ha triplicato i suoi consensi, Forza Italia è scesa a cifra unica, e i due governatori conquistati dalla coalizione che fino al 2013 ha governato l’Italia appartengono alle due anime dell’alleanza. Tirate le somme si dovrebbe dedurre che le Regionali hanno anche dato una risposta alla domanda che da un anno affanna berlusconiani e leghisti: chi sarà il prossimo candidato premier? Il nome è quello di Salvini. Ma gli azzurri non sono d’accordo, a cominciare da Arcore.

La motivazione non è cambiata, nonostante il responso elettorale abbastanza trasversale e verticale, da nord a sud. Forza Italia non ritiene «rappresentativo» il giovane capo leghista perché non impersonifica la linea dei moderati. Toni troppo alti, slogan sferzanti e soluzioni nette per affrontare temi come sicurezza, migranti e rom, senza dimenticare il referendum sulla riforma delle pensioni Fornero-Monti. Si dirà che le Politiche ci saranno nel 2018 e dunque ci sono ancora tre anni prima di decidere il successore di Silvio Berlusconi alla guida del centrodestra. Sul piano teorico questo è vero, ma non passa giorno che gli avversari interni di Matteo Renzi temano un voto anticipato per un definitivo regolamento dei conti.

Al di là di questa possibilità, c’è una scadenza che sicuramente costringerà Lega e Forza Italia a chiarire i rapporti e quindi rispondere alla domanda sul leader della coalizione. La data è quella che riguarda il candidato sindaco di Milano, primavera 2016. Matteo Salvini, cresciuto politicamente a Palazzo Marino, non ha mai fatto mistero del suo sogno di gioventù: diventare il secondo Borgomastro leghista dopo Marco Formentini nel 1993. Ma le Regionali potrebbero avere interrotto questo «sogno» e sostituito con un obiettivo più alto: da Palazzo Marino a Palazzo Chigi. È dunque obbligatoria una nuova domanda: Matteo Salvini manterrà fede alla sua ambizione giovanile oppure opterà, grazie alle urne piene delle Regionali, per la corsa nazionale?

La risposta arriverà tra non molto, pochi mesi. Perché la campagna di Milano va lanciata con quasi un anno di anticipo come fece Giuliano Pisapia con la sua «rivoluzione arancione», quartiere per quartiere. Chi si candida alla sua successione , sia in caso di vittoria e tantomeno in caso di sconfitta, può correre dodici mesi dopo per Palazzo Chigi. Ecco perché la scadenza milanese costringerà Lega e Forza Italia a sciogliere il rebus sui nomi sia del candidato sindaco sia del leader nazionale. Nessuno è nella testa del segretario del Carroccio. Ma visti i risultati ottenuti da nord a sud forse la sua (allora) «pazza idea» di governare Milano dovrà lasciare posto alla scalata dell’Italia, obiettivo che nell’ultimo ventennio nessuno dei ministri bossiani aveva accarezzato.

L’appuntamento tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini sul «caso Milano» sarà propedeutico alla scelta della leadership del centrodestra. Milano e la Lombardia ancora una volta saranno laboratorio politico nazionale.


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