Borgo Santa Caterina: cambiare si può, si deve

Borgo Santa Caterina:
cambiare si può, si deve

Così non va. Le cose a Borgo Santa Caterina non stanno andando nella giusta direzione. Prima il Comune ha deciso, accogliendo l’istanza di una parte dei residenti, di anticipare la chiusura dei locali della movida all’una e trenta; pochi giorni dopo, una sentenza del Tar di Brescia ha completamente ribaltato quella decisione, consentendo ai gestori dei locali notturni di tenere aperto ben oltre le due.

I commercianti e i giovani movidari esultano, i nemici della movida incassano il colpo, auspicando un’imminente rivincita. È evidente a tutti che il conflitto sta diventando sempre più esacerbato, che la polemica si incattivisce.

Come è altrettanto evidente che nessuna delle parti in causa possiede davvero una visione del futuro del Borgo che vada al di là dei propri interessi immediati: per i gestori di locali spesso microscopici al loro interno, fare sempre più soldi, abbattere ogni limite e trasformare la pubblica via in un recipiente di giovani bevitori paganti e urlanti; per una parte dei residenti, quella che si lamenta attivamente per la presenza della movida, l’obiettivo sembra essere semplicemente il ritorno all’indietro, un tuffo nel passato verso la Santa Caterina che fu.

È chiaro che, da sole, le due parti non sono in grado di uscire da un conflitto che ha anche il sapore sgradevole di uno scontro generazionale. Ed è però altrettanto chiaro che vi è una gran parte degli abitanti del Borgo, una «maggioranza silenziosa», che non è pregiudizialmente ostile a una «movida temperata»(che animi Santa Caterina, senza distruggere la quiete di chi ha diritto a riposare), ma che soprattutto sogna un futuro della via all’altezza del suo passato e della sua fama, cioè l’avvio di un’opera di riqualificazione urbana di un borgo antico e bellissimo. Un’impresa che può essere condotta anche in assenza di massicci investimenti finanziari, con pochi euro. Questo processo passa per una sola via: quella della limitazione del traffico e della progressiva pedonalizzazione del Borgo.

Si potrebbe procedere gradualmente, per esempio con una chiusura limitata e diurna (che non vada così ad alimentare ulteriormente la movida) e con l’ampliamento di un marciapiede che oggi ha dimensioni talmente limitate (e indecenti) da non consentire il passaggio di più di una persona alla volta. Ad essere sacrificata potrebbe, per intanto, essere la corsia preferenziale dell’autobus di linea (che potrebbe transitare altrove). Ma queste sono solo delle idee, da affiancare a quelle che certamente emergerebbero da una consultazione dei residenti e dell’intera cittadinanza che il Comune farebbe benissimo ad avviare al più presto. Proprio per consentire a tutti noi di andare al di là dello sterile e ormai noiosissimo conflitto sulla movida.

In generale, io credo che non sia possibile che in una città civile come la nostra prevalga ancora, nel 2014, quell’imperialismo automobilistico che, con altre parole, anche Dino Nikpalj ha giustamente criticato qualche giorno fa sulle colonne di questo giornale, quella incultura vagamente criminale che, nei decenni passati, ci ha portato a violentare senza ritegno i centri storici e le piazze monumentali delle nostre città, piegandoli alle esigenze del dio traffico e del parcheggio selvaggio.

Borgo Santa Caterina non è la via centrale della città, ma è sicuramente l’arteria pulsante di un intero e storico quartiere che proprio attorno al Borgo, felicemente, da sempre gravita. Ed è un’antica strada magnifica, che merita di essere sottratta all’impiego attuale come bretella autostradale; e di essere restituita alla cittadinanza che tanto la ama, rinnovata e restaurata. Eventualmente arricchita di una nuova missione: per esempio, quella di divenire, integrata con la vicina area dell’Accademia Carrara e della Gamec, un vivace centro di vita culturale, di ospitare, perché no?, insieme alle botteghe degli artisti e dei restauratori, anche una sala per concerti, un cineforum, un teatro.

Spazi pubblici che diventino luoghi di un’aggregazione giovanile diversa da quella dei soli bevitori serali, frammenti di un «Quartiere Latino», pur sempre di provincia, ma dignitoso e attivo. È un sogno? Forse, ma a me sembra uno di quei sogni bellissimi, dai quali non vorresti svegliarti mai. Signor sindaco: non si impantani nel dilemma «movida sì movida no movida quanto», e ci aiuti a pensare in grande il futuro del nostro Borgo. E insieme della nostra vita comune in tempi tanto difficili.


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