Dal Papa a Benigni
Le parole risvegliate

Non c’è mai nulla di scontato quando si ha a che fare con Papa Francesco. Lunedì ha incontrato nell’aula Nervi la squadra di Tv2000, l’emittente della Conferenza episcopale italiana che sta vivendo un bel momento di rilancio nella qualità dei programmi e anche negli ascolti.

Dal Papa a Benigni Le parole risvegliate

In platea, oltre a giornalisti, tecnici e personale, c’erano anche le loro famiglie: poteva essere quindi l’occasione per un normale discorso natalizio. Ma a Francesco non piace perdere le opportunità per approfondire ogni questione. Così con un discorso sintetico ha tracciato un percorso in tre punti che è molto più chiaro, utile e incisivo di mille trattati sulla comunicazione. Francesco ha infatti la grande capacità di semplificare le cose, senza mai rinunciare ad andare in profondità.

Oltretutto il suo linguaggio non è mai formale ma sempre diretto e concreto: lascia poco spazio alle interpretazioni e s’impone con molta chiarezza e anche franchezza. Nel nome di questa franchezza, Francesco ha messo in guardia dalla presunta libertà che chi fa informazione si illude (illudendo anche i suoi interlocutori) di avere. In realtà quella è una libertà dimezzata, perché comunque condizionata «dalle mode», dai «luoghi comuni», dalle «formule preconfezionate». È una libertà «sottomessa alla propaganda, alle ideologie, a fini politici o di controllo dell’economia e della tecnica».

Ma il bello di Papa Francesco è sempre nel modo con cui esce da queste situazioni che sembrano ineluttabili: un modo istintivo, che fa leva sulle migliori dinamiche proprie della natura umana. Ad esempio - è il suo invito - impariamo a dire quello di cui siamo convinti, a girare alla larga dai tatticismi che ormai «non comunicano niente» (proprio come succede oggi nella comunicazione della politica, ad esempio). «Allora le parole vengono», dice il Papa. Che poi approda a una conclusione che sembra escogitata dal più appassionato degli scrittori: «Risvegliare le parole: ogni parola ha dentro di sé una scintilla di fuoco, di vita. Risvegliare quella scintilla, perché venga fuori. Risvegliare le parole: ecco il primo compito del comunicatore».

Per una fortunata coincidenza abbiamo avuto l’opportunità di verificare subito un esempio di cosa significhi «risvegliare la parola»: il riferimento è alle due serate che Roberto Benigni ha dedicato ai Dieci Comandamenti su RaiUno. È stata una testimonianza appassionata di scavo dentro un testo che conosciamo superficialmente e a cui spesso guardiamo con una certa sufficienza, e che invece, grazie al grande attore toscano, abbiamo potuto scoprire ricchissimo di echi, di suggestioni che toccano e cambiano la nostra vita. Se dieci milioni di persone sono rimaste quasi due ore ad ascoltare un uomo, che per quanto bravo, commentava una pagina dell’Esodo, vuol dire che la parola «risvegliata» fa breccia, fa pensare. In una parola comunica davvero.

Comunicare infatti non significa indurre a pensare gli altri come noi. Ma sollecitare chi ascolta a mettere in movimento il pensiero. È un’altra delle sottolineature geniali di Papa Francesco che si ritrovano nel discorso a Tv2000. Ha detto infatti che una delle tentazioni è quella di «chiudere», di «riempire»: «correre subito alla soluzione, senza concedersi la fatica di rappresentare la complessità della vita reale». Chi comunica non deve avere l’obiettivo, o meglio la pretesa, di chiudere le questioni, ma invece deve avere la preoccupazione di aprirle nella coscienza e nell’intelligenza di ogni interlocutore.

L’informazione che «chiude», che emette sentenze, che vende mezze verità, è informazione che vuole alimentarsi artificiosamente con lo scontro. Ma con lo scontro, sottolinea il Papa, «non andiamo da nessuna parte». Invece anche per chi comunica vale il principio che regge tutte le sane relazioni umane: fare una cultura dell’incontro. «Occorre parlare alle persone intere: alla loro mente, al loro cuore per andare oltre un presente che rischia di essere smemorato o timoroso». Che il metodo Francesco sia quello buono anche per portare l’informazione fuori dalla sua crisi?

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