È ora di proposte
per l’agricoltura

È venuta l’ora di ascoltare con più attenzione il mondo agricolo bergamasco, nell’auspicio che a sua volta quest’ultimo si impegni in modo costruttivo, da protagonista attivo dello sviluppo territoriale. In relazione alle infrastrutture stradali che si sono concretizzate nella Bassa e attorno a Bergamo, non serve una agricoltura di protesta ma di proposta.

È ora di proposte per l’agricoltura

Un protagonismo attivo, diciamo, perché Coldiretti é davvero un attore di straordinaria importanza nella costruzione del nostro futuro territoriale, avendo tutta la sensibilità politica, sociale e ambientale per andare al di là di una rappresentanza meramente corporativa, e lo stesso si deve poter dire di Confagricoltura. Continuiamo a pensare che novità infrastrutturali come la direttissima Milano-Brescia, e come i necessari collegamenti veloci tra Bergamo e Treviglio, nonché l’ineluttabile realizzazione della Pedemontana, siano di grande importanza per il nostro futuro, industriale, artigianale, commerciale. Ma non certo a spese o a dispetto dell’agricoltura, che oggi é forse la leva più preziosa e potenzialmente più utile per uscire dalla crisi. Va coinvolta, rispettata, ascoltata e altrettanto deve fare chi la rappresenta: farsi coinvolgere, rispettare, ascoltare.

Se è vero che ancora mancano alcuni milioni agli indennizzi per gli espropri Brebemi, hanno ragione gli agricoltori a sollecitarli, ma soprattutto non si potrà coprire senza di loro il gran buco nero dello spazio di interconnessione tra l’autostrada già operante e la Tav ferroviaria in costruzione. Se non si fa nulla,e addirittura se chi ha una apparente proprietà dei terreni deve solo pagare tasse per beni non più suoi, si fa un gran male al nostro territorio. lasciando deperire un patrimonio economico ed ambientale di valore sempre più raro.A Milano, Agnes Denes, esponente dell’arte «concettuale» americana, ha offerto una chiave fantasiosa per risolvere l’analoga questione dei terreni incolti che stanno tra i grattacieli della nuova città oggi posseduta dai fondi sovrani arabi. Sorgerà, su quel vuoto, un grande campo di grano seminato dalla gente e sapientemente curato dagli esperti: il biondo oro della terra tra i monumenti del cemento.La fantasia non deve mancare anche da noi, perché quella striscia nella Bassa tra auto e treni può essere un simbolo di spreco e decadimento oppure una grande occasione di bellezza da riconquistare.

Terreno decisivo, comunque, sarà la prova che aspetta tutti gli attori interessati al grande tema dell’autostrada Bergamo-Treviglio. Cerchiamo di essere concreti. Se non la si vuole, non la si faccia, lasciando coscientemente andare un pezzo pregiato della bergamasca verso tre punti cardinali anzichè quattro (il Nord, dove sta Bergamo), ma non si ricorra all’ipocrisia retorica dell’«adattamento» del vecchio tracciato della statale 42.

I Comuni non hanno una lira per questa opera francamente inutile, e anche lo zig zag che la Provincia progetterebbe allungando di fatto i km e diminuendo di qualche minuto l’abisso temporale fatto di code e inquinamento che divide oggi le due città principali di casa nostra, non é una soluzione. L’unica possibilità é un tracciato a pagamento, che sia però talmente efficiente da convincere i finanziatori, interessabili solo ad un asse Centro Europa-Svizzera-Autostrada del Sole. Altro che piccolo cabotaggio comunale. Riduciamo il consumo di suolo, certo, salvaguardiamo la nostra agricoltura, certo, e dunque in nome di tutto questo discutiamo senza pregiudizi la superstrada anziché l’autostrada.

Ma lo zig zag e le circonvallazioni non sono la soluzione. Una leadership intelligente e lungimirante del nostro mondo agricolo, può avere un ruolo decisivo (se ne parlerà a Treviglio il 23 marzo in un Convegno al quale inopinatamente non è stata invitata Coldiretti). Ma ci si deve muovere in positivo, evitando di farsi strumentalizzare, ed anzi imponendo a decisori troppo incerti e frammentati, una buona visione del nostro futuro comune. Se la nuova Provincia serve a qualcosa, è coordinare gli interessi fatalmente diversi dei vari Comuni, non registrarli soltanto.

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