Estrema destra Parole e azioni

Estrema destra
Parole e azioni

Un’«onda nera» starebbe travolgendo l’Italia, rinverdendo il clima che la portò al ventennio fascista. L’enfasi di alcuni mass media e di politici su fatti di cronaca recenti è senz’altro esagerata, ma quei fatti non vanno sottovalutati e sono la spia di un’atmosfera preoccupante che va oltre gli autori delle vicende che hanno tenuto banco nei giorni scorsi. Il 7 novembre l’aggressione a un giornalista da parte di Roberto Spada, appartenente all’omonimo clan di Ostia e vicino a Casa Pound, l’organizzazione di estrema destra che nelle elezioni nel municipio romano di due giorni prima aveva raccolto il 9,08% dei voti. Il 28 novembre l’irruzione di un altro gruppo di estremisti di destra, appartenenti all’associazione Veneto fronte skinhead, all’assemblea della rete di associazioni «Como senza frontiere», che unisce decine di realtà a sostegno dei migranti.

Infine il 6 dicembre il blitz di una dozzina di appartenenti a Forza Nuova, armati di fumogeni, sotto la redazione romana de «la Repubblica», «primo atto di una guerra politica al Gruppo Espresso e al Pd» come ha dichiarato il leader del movimento, Roberto Fiore. «Roma e l’Italia si difendono con l’azione, spalla a spalla, se necessario a calci e pugni» è scritto nel comunicato di rivendicazione dell’attacco.

Una serie di atti inquietanti, al vaglio della magistratura. A commento di queste vicende, la trasmissione radiofonica «La Zanzara» ha dato voce al coordinatore toscano di Forza Nuova: a proposito dell’Olocausto ha dichiarato che «in alcuni campi di concentramento c’erano cinema e piscine», che «c’è un’industria dell’Olocausto, le camere a gas non sono mai esistite. È impossibile che siano stati sterminati sei milioni di ebrei, a quel tempo non c’erano in Europa quindi da dove li hanno tirati fuori?». Parole gravissime e che fanno rabbrividire, ma soprattutto scollegate dalla realtà e dalla storia che ha certificato gli orrori e l’estensione della Shoah. Un ignobile armamentario revisionista e complottista che nega l’evidenza. Sono parole però che capita di sentire anche al di fuori di ambienti dell’estrema destra, in quella zona grigia di chi simpatizza per il discorso molto politicamente scorretto, di chi ha bisogno di un capro espiatorio per sfogare il rancore di un’epoca contrassegnata da un impoverimento non solo economico ma anche culturale e sociale. Il linguaggio si fa volgare, il pensiero ha la pretesa di semplificare ciò che invece è complesso. A proposito di linguaggio: richiesto di un commento sulla legge del biotestamento, il leader della Lega Matteo Salvini ha così risposto ai cronisti: «Io più che del fine vita mi preoccupo della vita e a me piacerebbe che questo Parlamento si occupasse degli italiani che stanno vivendo». Parole che hanno ferito i malati terminali e le loro famiglie.

Ma torniamo ai blitz dell’estrema destra. Il gruppo che ha agito a Como ha tenuto una lezione sulla «lotta al turbo capitalismo» e non si capisce perché un discorso di tal portata geopolitica sia stato imposto a volontari che quotidianamente si sporcano le mani per rendere più dignitosa la vita dei migranti e non invece a qualche vertice internazionale. Una farneticazione piena di iperboli scalcinate, un’analisi storica traballante. Nel filmato di quell’azione colpiva il silenzio e la mitezza dei volontari in ascolto, ai quali è stato impartito il discorso. Non hanno proferito parola perché sarebbe stato inutile di fronte a tanta sfrontatezza. Se l’estrema destra pensa di cambiare il mondo prendendosela con persone così...

Bisogna vigilare con fermezza su questa galassia neofascista, perché non attecchisca nella zona grigia. Ma c’è un’altra Italia ben più diffusa, antidoto ad ogni estremismo e alle falsificazioni della storia, poco rappresentata dai media forse perché non genera ascolti, che come Sant’Agostino pensa che «le parole non sono state inventate perché gli uomini s’ingannino tra loro ma perché ciascuno passi all’altro la bontà dei propri pensieri». O come il drammaturgo britannico Hanif Kureishi, per il quale «le parole sono azioni. Fanno accadere le cose. Chi ne fa un uso improprio ne è assolutamente responsabile. Fino in fondo».


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