Fragili a scuola Istituzioni in ascolto

Fragili a scuola
Istituzioni in ascolto

L’oggettivo successo degli sportelli d’ascolto psicologico dell’Ats di Bergamo ci dice molte cose sui «nostri ragazzi», ovvero di quegli studenti delle superiori appartenenti a 31 istituti che hanno deciso di affidarsi agli psicologi e sfruttare questo servizio per risolvere i loro problemi. L’adolescenza è l’età complessa per definizione, quella dove si è chiamati a costruire la propria identità tra disagi interiori, difficoltà di comunicazione in famiglia, relazioni con i coetanei, successi e insuccessi scolastici.

Un’età difficilissima, come ben sanno coloro che hanno vissuto o stanno vivendo come genitori quest’esperienza fondamentale della vita in cui si rischia di smarrire i propri fili esistenziali. È sorprendente che su quasi 30 mila studenti circa mille (potremmo dire grosso modo uno studente per classe, tre quarti ragazze) abbia deciso di affidarsi alla psicoanalisi, come il protagonista del «Grande Grabski» uno dei bestseller di successo di questa estate libraria dedicati al mondo di Freud e Jung. Ansia, depressione, apatia, disforia, euforia, sono stati d’animo solitamente riservati alla propria sfera personale, stati d’animo che nella maggior parte dei casi si pensa di risolvere da sé. E invece anche i ragazzi di oggi non provano alcuna difficoltà a rivolgersi agli psicologi dell’Ats. Psicologi degni della loro professione, se è vero che il 68,9 per cento di chi si è rivolto a questo servizio offerto dal Comune ha potuto risolvere il proprio problema.

Gli sportelli erano rivolti anche agli adulti: personale scolastico, docenti, genitori. Ci sono stati persino casi in cui i figli hanno chiesto una consulenza per i propri padri, ribaltando le leggi naturali che governano genitori e figli. Colpisce anche che tra i problemi tipici dell’adolescenza, insieme al bullismo, alle relazioni con i coetanei, alle difficoltà scolastiche, al rapporto col cibo e naturalmente con il proprio padre e la propria madre, ci sia anche la complessa gestione dei nuovi media, dei social network, da Instagram a Facebook, insomma di quel mondo che è ormai affiorato prepotentemente da oltre dieci anni con cui dobbiamo fare i conti e che per i nostri ragazzi rappresenta un mondo molto più reale che virtuale: più di quanto di quanto immaginiamo noi genitori «matusa».

Ma forse la sorpresa maggiore che viene da questa esperienza destinata ad estendersi (altri istituti hanno chiesto questo tipo di servizio oltre alle 31 scuole) è la fiducia con cui gli adolescenti si sono rivolti a strutture della pubblica amministrazione. In anni in cui questo mondo è visto e percepito soprattutto dai giovani come qualcosa di sideralmente lontano, più che altro come la lunga mano del potere politico centrale, come qualcosa calato dall’alto, ecco che vedere quasi mille studenti rivolgersi a strutture pubblica fa davvero impressione. Significa che mettendo in pratica metodi moderni e professionalità ad alti livelli è possibile instaurare un rapporto nuovo tra cittadini e istituzioni, addirittura tra i cittadini più giovani, che solitamente considerano la pubblica amministrazione come una cattedra posta su una pedana o un marziano che sbarca all’improvviso sulla terra costringendo per pochi minuti a distogliere lo sguardo dal proprio smartphone. Forse il segreto del successo di questo nuovo, importante rapporto, è ripartire dal territorio, avvicinare il più possibile i ragazzi guardandogli negli occhi e allontanandoli, per risolvere i loro problemi e le loro fragilità, da quel mondo virtuale che spesso può rivelarsi un tunnel senza uscita, sbrogliando il gomitolo dei loro problemi esistenziali.

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