Grillini chiusi a tenaglia sul «Rosatellum»

Grillini chiusi a tenaglia
sul «Rosatellum»

La decisione del governo e della maggioranza di porre la questione di fiducia sulla nuova legge elettorale è certamente una forzatura procedurale, soprattutto se si considera che il Parlamento (forse) approverà il testo a soli sei mesi dalle elezioni. Ci sono pochi precedenti nella storia unitaria per un atto politico di questo genere, e uno è decisamente imbarazzante: mise la fiducia Benito Mussolini nel 1923 sulle leggi Acerbo che spianarono la strada al regime. Anche se c’è qualche altro esempio in era repubblicana, è una cosa che nel galateo politico istituzionale è poco accettabile.

E tuttavia in questa circostanza le cose sono un po’ diverse e un po’ più confuse. La legge che è in votazione (chiamata con l’ennesimo, orrendo neologismo «Rosatellum 2», anzi «2.0», chissà perché) è sostenuta da due partiti della maggioranza di governo, il Pd e Alternativa popolare di Angelino Alfano, e da due partiti dell’opposizione, Forza Italia e Lega. E questi ultimi non hanno nulla da dire sul fatto che venga posta la fiducia: anzi, si racconta che Silvio Berlusconi fosse disposto a votare sì al governo pur di far passare la legge; lo hanno convinto poi che la cosa avrebbe potuto confondere gli elettori di centrodestra. Il punto vero è che i quattro partiti che appoggiano il Rosatellum temevano il percorso dei centoventi voti segreti che il Movimento Cinque Stelle e i bersanian-dalemiani avevano sparso sulla strada come delle bande chiodate. Come non temere l’imboscata dei franchi tiratori? Quest’estate l’accordo sul testo definito «Tedesco» saltò proprio perché su un emendamento a scrutinio segreto i Cinquestelle, anche loro contraenti del patto, si tirarono indietro e l’operazione fallì. Ora la fiducia cancella gli emendamenti e tutto dovrebbe andare liscio.

In ogni caso, così stando le cose la prima richiesta del Capo dello Stato, e cioè che la nuova legge elettorale fosse votata da un largo ventaglio di forze politiche, è stata rispettata. Eppure pezzi importanti del Parlamento restano fuori dell’accordo, a cominciare da quello che oggi i sondaggi ci dicono essere il primo partito del Paese, i grillini, che giocano per la vittoria e la conquista di palazzo Chigi. Il fatto che la nuova legge elettorale venga votata senza di loro, anzi contro di loro, rende fragile questo passaggio politico. Intendiamoci: nessun meccanismo elettivo è neutrale, c’è sempre chi ci guadagna e chi ci perde. Ma anche sapendo questo, l’immagine di una coalizione di partiti che si uniscono per approvare una legge elettorale senza l’apporto del partito potenzialmente di maggioranza relativa è una cosa che forse Mattarella non si augurava. Si dirà: più di questo non si è riusciti a fare. O così o niente. Si aggiungerà: la colpa è proprio dei grillini che non sono disposti a trattative e compromessi. Probabilmente è tutto vero, ma non per questo diminuiscono le perplessità.

I proponenti del Rosatellum – un misto di proporzionale e maggioritario che facilita le coalizioni – sostengono che si tratta di un buon compromesso, anzi l’unico buon compromesso possibile, e anche l’ultimo, visto il fallimento di tutti gli altri tentativi e il poco tempo rimasto da qui alla fine della legislatura. Speriamo che abbiano ragione, anche se questo lo sapremo soltanto all’indomani delle prossime elezioni quando l’Italia capirà se dispone di una maggioranza politica netta e chiara e dunque di un governo in grado di guidare la nave e di non inquietare il contesto internazionale, cosa che - per i noti motivi – proprio non ci possiamo permettere.


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