I migranti vogliono  anche i doveri

I migranti vogliono
anche i doveri

È seduta nel suo ufficio di presidenza, si alza, va in bagno e pluff la borsa non c´é piú. La preside della facoltá di Scienze economiche e giuridiche esperimenta l´impensabile: in Germania le università non sono più oasi di pace e di studio incontaminate. Non si sa se l´autore sia uno studente squattrinato o un extracomunitario capitato per caso nei corridoi incustoditi del sapere istituzionale. Certo é che nell´ultimo anno i furti in appartamenti sono cresciuti del 10%.

Rubare in casa anche nel Paese dell´ordine non fa più notizia. La vera svolta invece avviene nel dibattito politico: anziché rivolgere il dito accusatorio sull´immigrato s’inizia a parlare di come integrarlo. La filosofia é semplice : il nuovo arrivato é tenuto a studiare la lingua e i costumi del Paese ospitante . Se non lo fa crea i presupposti per essere rimandato in patria. Solo così è tolto immediatamente dalla strada e può sperare di trovare lavoro. Un servizio televisivo sullo sfruttamento dei minori in Italia ha fatto sensazione. Colpisce la rassegnazione dei tutori dell´ordine. Il fenomeno é troppo grande perché lo si possa perseguire senza una rigorosa applicazione della legge.

Ecco una lezione che in Germania stanno imparando. Non é possibile alcuna integrazione senza il rispetto delle norme del codice civile e penale. Se si offre un’opportunità ai bisognosi segue poi il dovere per gli stessi di darle attuazione nell´osservanza dei diritti altrui. Un caso di educazione civica che va insegnato perché chi é stato oggetto di soprusi , viene da guerre civili, da distruzione e morte ha disimparato o forse mai conosciuto le leggi della civile convivenza. Dopo settant’anni di pace, noi - in Europa - le consideriamo scontate ed ovvie, ma esse sono il frutto prezioso della convivenza pacifica degli uomini. L’eccessiva consuetudine con i vantaggi del vivere civile ha portato ad un lassismo nell´applicazione della legge che si segnala in Italia nel non perseguimento di fatto del reato di furto. L’impotenza delle forze dell´ordine nasce dal fatto che sino ad una condanna di due anni e tre mesi, il carcere è escluso e l’impegno maggiore di polizia e carabinieri è di verificare che i condannati agli arresti domiciliari rispettino le disposizioni decise dai giudici.

La percezione di insicurezza è cresciuta nell’opinione pubblica , italiana e tedesca. Un disagio che si esprime nell´appoggio alle forze populiste che cavalcano la protesta. Così la Cdu di Angela Merkel ha deciso di dar corso ad un giro di vite sanzionatorio e di far cadere le circostanze attenuanti in caso di furto per cui la pena ora va da 6 mesi a 10 anni. Che però, diversamente dall’Italia, non sono teorici ma trovano applicazione piena nella detenzione in carcere. Si chieda in proposito a Uli Hoeness, ex general manager del Bayern Monaco, condannato per evasione fiscale e detenuto per 6 mesi in carcere. Dice il capogruppo Cdu al Bundestag: vogliamo dare un segnale ai giudici che siamo in emergenza. È ciò che il cittadino comune, anche italiano, vuole sentirsi dire. Così si spuntano le armi di chi pensa di fare la crociata anti immigrati. Il vero alleato del populismo e dell’estremismo xenofobo è il cosiddetto buonismo.

Credere di fare il bene del migrante nel fingere di non vedere le violazioni della legge. Dimenticare che é lui stesso a chiedere certezze e cioè opportunità per il suo inserimento. E sarà poi quel cittadino il primo a ergersi a garante dei diritti e dei doveri verso la comunità. Lui stesso infatti ne ha beneficiato. A Colonia a Capodanno la polizia non é intervenuta contro i molestatori perché timorosa di essere tacciata di razzismo. Il «politicamente corretto» non é più la ricetta del nostro tempo.

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