Il caso Cividate Prima il lavoro
L’area dove si insedierà il polo logistico

Il caso Cividate
Prima il lavoro

Mille nuovi posti di lavoro, quelli che si prospettano per l’insediamento logistico di Cividate, sono una gran bella notizia, ma non piace a tutti. Oltre a Cividate, si muovono centinaia di milioni di investimenti e migliaia di nuovi contratti, in gran parte a tempo indeterminato: gli 800 Amazon a Casirate, un centinaio Italtrans a Calcio, più ciò che nasce nel vicino Bresciano, nonché a macchia d’olio nel Cremasco. Siamo però in una fase politica piena di se e di ma, e anche le cose più oggettive debbono sottostare ad una nuova agenda delle priorità.

Si veda il rinvio decretato dal Cipe di due anni per il piano di opere pubbliche nella nostra provincia. Quel che fa fatica ad affermarsi è proprio che le infrastrutture, in questo caso la Brebemi, creano lavoro. L’autostrada a suo tempo definita «inutile» ha il torto di contraddire i pregiudizi. Il territorio della Bassa è diventato un magnete non per un caso o per una lotteria vincente. Non è che qui sia stato trovato il petrolio (là dove si sperava ci fosse, sorgerà proprio Amazon) ma la geografia è una risorsa. La nuova centralità della Bassa bergamasca viene dall’essere un crocevia est-ovest piazzato sulla meridiana che porta all’Europa produttiva più avanzata, magari usando la Pedemontana, ora ben affidata ad un manager decisionista, Andrea Mentasti.

È così fin dal tempo dell’albero degli zoccoli, ma perché si capisse c’è voluta la cocciutaggine bresciana, la sensibilità di molti enti bergamaschi e la Milano dell’Expo. Brebemi sta diventando il più importante asse di trasporto merci del Nord. Ancora resiste la leggenda delle partite di calcio giocate ai caselli e la supponenza pregiudiziale di tante ostilità sedicenti progressiste ma molto conservatrici, basate su una scientificità alla Facebook, ma le cose concrete alla fine prevalgono.

La logistica non è il paradiso del lavoro, ma anch’essa è basata su tecnologie e innovazione, e comunque ci saranno sindacati che si faranno valere e autorità locali che cureranno le ricadute ambientali, il consumo del suolo e le esigenze dell’agricoltura. Speriamo solo che non arrivi a Cividate il contagio malmostoso di un certo «cambiamento» romano, come quello che pretende di bloccare la Tav, il Tap e magari anche l’Ilva. Il ministro Toninelli non vuol nemmeno parlare con l’esperto Commissario che pure é di governo, ma è alla ricerca dilatoria, isolato dalla sua ideologia, del rapporto tra «costi e benefici», già in verità scritti sulle carte dell’Europa da anni, tra uno scontro e l’altro in Val di Susa, oggi più che mai surreale, perché tra i seguaci di Di Maio e i poliziotti di Salvini.

E Ilva non viene «regalata al primo che passa», perché l’acquirente è il più grande soggetto siderurgico del mondo, paga quasi 2 miliardi di prezzo e il doppio di investimenti, ma 14 mila operai (e altrettanti nell’indotto) sono in attesa della lettura ministeriale dei dossier, l’azienda perde un milione al giorno (già oltre 60 col nuovo governo), e mezza Italia metalmeccanica non ha certezze sulle forniture.

Due mondi a confronto. Da un lato, a Cividate, un sindaco e un Consiglio comunale unanime, dall’altro l’ossessione romana del consenso immediato, che mette al primo posto la questione migranti e le restrizioni del mercato del lavoro.

Intanto, l’economia rallenta, e il Sud è allo sbando (vedi rapporto Svimez) ma la soluzione non è la lotta alla criminalità o allo spreco, ma trasformare Taranto in un parco giochi e tener buoni milioni di disoccupati con l’anestesia del reddito di cittadinanza. Il caso Cividate serva a rimettere in fila le cose importanti, lavoro in testa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA