Il debito pubblico sale ma quali promesse

Il debito pubblico sale
ma quali promesse

Eccolo che ritorna, il debito pubblico, la spada di Damocle che pende sull’Italia dagli anni ’70 e divora come Crono le migliori energie dell’Italia per ripagare gli interessi sui titoli di Stato. Lo stock del debito cresce ancora e segna un nuovo record. Il dato, comunicato dalla Banca d’Italia, si è attestato a 2.279,9 miliardi di euro, con un aumento di 23,8 miliardi rispetto al mese precedente. Il terzo debito pubblico più grande del mondo dopo Stati Uniti e Giappone, che peraltro hanno modalità diverse di tenuta perché gli Stati Uniti hanno un debito sostenibile grazie alla loro industria manufatturiera e alle loro università mentre i titoli di Stato nipponici appartengono agli stessi giapponesi e quindi non possono essere aggrediti dalla speculazione internazionale.

Il debito delle amministrazioni centrali italiane è aumentato di 23,3 miliardi e quello delle amministrazioni locali di 0,5 miliardi. Il debito degli enti di previdenza è rimasto invece quasi invariato. Il problema è che forse il peggio deve ancora arrivare. Se la politica è fare promesse, i partiti italiani non si sono fatti mancare niente. La campagna in vista delle elezioni del 4 marzo è stato un grande valzer di proposte da sogno. Il quotidiano economico «Il Sole 24 Ore» ha calcolato che l’insieme delle proposte elettorali ammonta a oltre 130 miliardi di euro, esclusa la cancellazione della riforma Fornero che ne vale quasi altrettanti. Per capire di cosa stiamo parlando, basta pensare che la legge del bilancio dello Stato italiano (che ha il 132,6 per cento di debito rispetto al Prodotto interno lordo) ammonta a 26 miliardi di euro.

C’è stato di tutto alla grande fiera delle promesse elettorali italiane. Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha proposto una spettacolare «flat tax», un’aliquota unica del 20 per cento (ma per il suo alleato della Lega Nord Salvini, che ha vinto le elezioni, anche del 15) in sostituzione di tutte le tasse sul reddito di tutti i contribuenti. Quanto costerebbe la «tassa piatta»? Poco più di 40 miliardi di euro. Dove prenderli? «Recuperando l’emersione del nero e riorganizzando le agevolazioni fiscali», rispondono i due leader. Peccato che l’emersione del nero in Italia è un problema più antico dei tempi di Quintino Sella. Vi è poi la proposta, sempre di Berlusconi, di portare le pensioni minime a 1.000 euro al mese netti. Costo: 17 miliardi di euro l’anno. Che insieme all’abolizione dell’Irap, l’odiata tassa sugli utili delle imprese (12 miliardi di onere per lo Stato) arriva a 30 miliardi di euro. Salvini vorrebbe cancellare per intero la legge sulle pensioni elaborata dal ministro Elsa Fornero all’epoca del governo di Mario Monti. Un colpo di spugna che vale 140 miliardi di euro, 14 miliardi in dieci anni, circa sette manovre economiche statali messe insieme. Chi paga? Pantalone?

Ma non c’è soltanto Silvio Berlusconi e il suo alleato Matteo Salvini a fare roboanti promesse. Il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo ha proposto un reddito di cittadinanza, uno dei motivi del successo dei Cinque Stelle, soprattutto al Sud, come dimostrano i recenti casi di assalti ai Caf, un sussidio di 800 euro al mese per chi è senza lavoro, che da solo vale almeno 14 miliardi di euro. Come si vede, per il debito pubblico, con l’aria che tira, il peggio deve ancora venire purtroppo. Peccato poi che sulla strada delle promesse elettorali ci siano Bruxelles, con le sue sanzioni e gli interessi sul debito.


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