Il destino di Atene non si fa   in Grecia

Il destino di Atene
non si fa in Grecia

Ai greci con la vittoria di Alexis Tsipras la vita non cambia cosi come non sarebbe cambiata se le elezioni le avesse vinte il partito conservatore di Nea Demokratia. I destini greci si giocano a Bruxelles, a Francoforte e a Washington cioè rispettivamente nelle sedi dell’Unione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale, cioè di quella troika che Syriza, il partito di Tsipras, aveva demonizzato. Era diventata simbolo di un rigore ottuso, causa prima della tragedia finanziaria greca ma poi sono passati tre mesi da quei giorni e di come uscire dalla crisi ormai nessuno parla più.

Il governo greco non ha ricette economiche da preparare, deve solo mettere in pratica il memorandum sottoscritto a giugno e la sua libertà sta solo nello scegliere i modi. Era importante che il popolo greco fosse consultato, non solo per una questione di coerenza democratica ma perché anche i creditori lo auspicavano. Le misure di austerità, le privatizzazioni, la riduzione delle pensioni, l’accertamento dei redditi in un Paese dove l’esazione fiscale era sconosciuta, sono misure che, queste sì, cambiano la vita ai greci e quindi hanno bisogno di una convalida elettorale.

Il nuovo governo di Alexis Tsipras sarà di coalizione perché i voti presi da Syriza non bastano per formare una maggioranza stabile. Solo il 51% dei greci si è recato alle urne ma non vi sono al momento grandi dubbi per la formazione della compagine ministeriale anche se il partito di Alba Dorata, di ispirazione neo nazista, è la terza forza in Parlamento.

Al primo ministro uscente sono mancati i voti dei delusi, di quelli che non ci credono più ed hanno pensato che la partita, quella vera del rigore, era già stata persa da Alexis Tsipras sui tavoli di Bruxelles. Volevano l’euro e al contempo la lotta all’austerità. Non ha funzionato e adesso la maggioranza ha capito di dover scegliere e con il suo primo ministro ha optato, anche se di malavoglia, per la moneta unica. Questo è l’unico segnale politico di queste elezioni. Stiamo parlando di un Paese che elegge il quinto governo in sei anni, una crisi che si manifesta anche nei simboli del degrado cittadino. La perdita del 25% del reddito, cioè di un quarto del Pil la si vede nelle strade di Atene, segnata a morte dai graffiti, dalla disperazione di chi si affida all’imbratto per ribadire a se stesso e agli altri che c’è.

Ma è in questa palude che si creano gli anticorpi in grado di far rigenerare un Paese al collasso. La generazione zero, quella che sa di non poter contare più sull’aiuto della famiglia, aguzza l’ingegno. Molti ventenni capiscono che è il momento di fare da soli, fanno quel salto che una volta si chiamava iniziazione all’età consapevole e alla maturità. Cessano di essere bamboccioni e creano start-up, imprese innovative. Ad Atene se ne contano 400. Le alghe sono un problema per le spiagge? Ecco che ci si inventa un processo di arricchimento che porta alla creazione di materiali utili a basso costo per rivestimenti, mobili ecc. Così pulire i litorali per i turisti non è più un costo morto, ma una fonte di reddito. E così via. Il bisogno aguzza l’ingegno.

E per una società come quella greca abituata a vivere al di sopra dei propri mezzi è uno stimolo alla creatività, ad uscire dal fatidico: ci pensi il governo. Il quale infatti non ha nulla più da offrire.


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