La Germania che imita
l’Italia scioperante

Intervistata alla televisione tedesca Ard, la signora non ha avuto imbarazzi: noi in Italia con gli scioperi conviviamo da sempre, ma chi vuole capire cosa significhi deve venire in questi giorni a Berlino. I macchinisti della Deutsche Bahn scioperano da tre giorni e hanno di fatto paralizzato il traffico ferroviario. Il risultato è che le linee sostitutive dei bus, non gestite da Db ,hanno aumentato i prezzi sino a quadruplicarli.

Per un Paese abituato all´ordine è uno choc, e si sta diffondendo una sorta di isteria da sciopero col risultato che anche i treni che regolarmente sono in funzione, e sono un terzo del totale, vengono disertati per disinformazione o semplicemente per paura. Le ferrovie tedesche, oltre ad essere care, non sono quel mostro di efficienza che l’italiano si immagina quando pensa alla Germania. I ritardi sono all’ordine del giorno e i treni affollati anche. I viaggiatori non si sono fidati dei comunicati stampa e si sono spaventati. Una società non abituata a imprevisti va in tilt quando non riesce a programmare.

Il contrasto con l’Italia è evidente, perchè qui da noi è proprio il contrario: l’improvvisazione fa parte del codice genetico della nazione. Sono troppi gli inconvenienti quotidiani cui il cittadino nel tempo si è abituato e ai quali è allenato. La reattività tutta italiana all’evento improvviso nasce da queste esperienze. Come dice il poeta tedesco Wolfgang Goethe, in Germania tutto procede pacatamente a rilento, colpi di acceleratore improvvisi non sono previsti. E questo l’ha capito anche la sigla sindacale Gdl, che ha proclamato lo sciopero. Anche se gli iscritti erano compatti nel proseguire la protesta, ha deciso di interrompere l’agitazione già oggi. La rabbia dei concittadini tedeschi si è fatta sentire. Ostaggio degli interessi di una sola categoria, anche l’industria vedeva bloccate le forniture con un evidente danno economico. Domani è l’anniversario della caduta del muro di Berlino, un quarto di secolo che ha segnato la rinascita della Germania come grande potenza in Europa. Continuare lo sciopero sino a lunedì sarebbe stata un’offesa al sentimento nazionale tedesco.

Un gesto di conciliazione, quindi, che si inserisce in quella dialettica che segna i rapporti sociali in Germania e che si ispira alla logica dell’economia sociale di mercato. Difendere anche duramente i propri interessi è consentito, ma non sino a compromettere la coesione nazionale. Questo è il punto di demarcazione che coinvolge tutte le parti sociali e le responsabilizza di fronte alla comunità. Ed è il motivo per cui in Germania lo sciopero sino ad ora è stato evento raro. Tuttavia ultimamente prima i piloti della Lufthansa, poi quelli dei cargo aerei e adesso i macchinisti hanno trasformato il Paese dell’ordine in una sorta di succursale dell’Italia crisaiola e scioperante. È la linea della palma di Sciascia che avanza e supera le Alpi, quell’idea sottile del disordine che avanza camuffato, in rivendicazione dei diritti, e che dimentica volentieri i doveri.

In fin dei conti i macchinisti vogliono un aumento del 5% per il lavoro a tempo ridotto, che poi diventa 15 % per quelli a tempo pieno, e ne chiedono l’estensione alle altre categorie ferroviarie. Per un disoccupato italiano o per un lavoratore a contratto da 800 euro al mese uno schiaffo che rende ancora più evidente il solco che separa le economie dei due Paesi. Quando qui si chiede di stringere sempre più la cinghia, al di là delle Alpi si naviga nel benessere. Una disomogeneità che crea scontento. Quanto questa diversità possa essere sopportata da un’opinione pubblica italiana sempre più critica è la vera questione politica del momento.

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