La vecchia caserma rinasce con l’Ateneo

La vecchia caserma
rinasce con l’Ateneo

L’insediamento nel complesso delle ex caserme Montelungo-Colleoni rappresenta un atto importante nello sviluppo coerente della presenza dell’Università degli Studi di Bergamo in città. La realizzazione di nuove residenze universitarie, così come di attrezzature del Cus (Centro universitario sportivo), risponde alle esigenze di un Ateneo lungimirante, che aspira a una dimensione europea, grazie anche alla qualità dei servizi e delle funzioni che vengono offerti.

L’Università, e con essa la città, intende così essere sempre più sia un riferimento saldo per il contesto lombardo, sia una realtà attrattiva a livello internazionale.

La presenza dell’Università nella Montelungo si colloca con coerenza nella storia e nella vita che ha caratterizzato per decenni quella caserma. Che è stata per lungo tempo un crocevia di destini, un luogo d’incontro, dove giovani provenienti da diverse parti d’Italia hanno svolto il servizio militare. Un’esperienza, come è noto, che per molte generazioni costituiva tra i momenti più significativi della loro «maturazione» e del loro ingresso, per così dire, nell’età adulta. In questa prospettiva, l’università si propone oggi come la «nuova frontiera» per tutti quei giovani studenti che, avendo deciso di studiare a Bergamo, si preparano ad affrontare la vita. Ma i nostri obiettivi, ovviamente, sono molto più ambiziosi, perché la nostra missione consiste nell’offrire a quei giovani studenti, oltre che una preparazione accademica di eccellenza, strumenti adeguati per diventare cittadini del mondo. Ed è quindi una felice coincidenza che il concorso l’abbiano vinto due giovani architetti: un progetto pensato da giovani per altri giovani.

La nostra Università si è sviluppata diffondendosi nella città e nel territorio con un assetto per poli, che sono rappresentati dal campus umanistico, da quello economico-giuridico e da quello di ingegneria. Il disegno del campus umanistico, in particolare, si articola dalla Città Alta alla Città Bassa, costituendo una vera e propria «dorsale» della cultura, con le sedi di via Salvecchio e di Piazza Rosate, con il complesso di S. Agostino e dell’ex-Collegio Baroni, fino a innestarsi sull’area della Montelungo attraverso i percorsi di via Pignolo, via San Tomaso e via della Noca, il cui patrimonio edilizio storico assolve funzioni di pregio: Palazzo Lupi, il Museo Diocesano Bernareggi, il complesso dell’ex-convento delle Canossiane, l’Accademia Carrara con la prospicente Gamec.

La scelta di una «università nella città», pur ponendo impegni organizzativi e gestionali notevoli, è indubbiamente un modo quanto mai efficace per costruire rapporti fecondi tra attività universitaria e vita cittadina in una traiettoria che offre occasioni di sinergia tra università, istituzioni locali e cittadini, anche ai fini di una riqualificazione urbana di parti della città altrimenti destinate al degrado. Si tratta di una scelta coraggiosa e impegnativa, ma che va affrontata con senso di responsabilità, con idee chiare e realizzabili e, soprattutto, guardando lontano. Eloquente per il rapporto tra patrimonio architettonico storico e città è un’affermazione che l’architetto Giancarlo De Carlo avanzò nell’ambito del partecipato dibattito sviluppatosi a Bergamo nei primi anni Ottanta del secolo scorso sul recupero dei «contenitori storici» della città e su «cosa mettere dentro ai contenitori». De Carlo non aveva dubbi: il problema «può essere risolto in modo molto semplice che può essere messa qualunque cosa, in modo molto complicato che non ci deve essere niente». Ma sempre nelle sue parole: «Il contenuto dipende dalla individuazione del ruolo complessivo della città».


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