Le idee latitano i personaggi trionfano

Le idee latitano
i personaggi trionfano

Va avanti, tra sussulti vari, la campagna elettorale e le elezioni si avvicinano. Si può guardare al grande agitarsi di questi giorni da tanti punti di vista. Quello che è diventato difficile da decifrare è capire i programmi, indovinare che cosa intendono fare i diversi partiti e le diverse coalizioni. È invece più chiaro decifrare le facce dei protagonisti. Tutti sanno qualcosa di Di Maio, di Renzi, di Berlusconi e compagnia. Le idee latitano, i personaggi trionfano. Anzi, per essere ancora più precisi, non sono le idee a dare lustro ai personaggi che le proclamano, ma sono i personaggi a dare lustro alle idee. Qualcuno ha cercato di capire e di far capire una situazione simile facendo riferimento al mondo del teatro. I personaggi trionfano, le loro facce e, più delle facce, le loro maschere, quelle esibite in questi giorni di campagna elettorale e quelle che si dovranno esibire una volta approdati al potere.

Una delle caratteristiche della grande recita di questi giorni è il suo carattere serrato. Predomina il botta e risposta. Appena Di Maio dice una cosa, Renzi risponde. Salvini attacca, Grasso ribatte…Berlusconi propone e la sinistra smonta le sue proposte. Il botta e risposta sulle singole proposte diventa botta e risposta sulle identità dei partiti e delle loro logiche dominanti. I 5Stelle campioni di onestà vengono ribattezzati come campioni di disonestà, per via dei mancati rimborsi. Il governo che ha salvato l’Italia per il centrosinistra è diventato il governo che l’ha rovinata per il centrodestra. E così via.

Sempre a proposito del botta e risposta e del suo carattere teatrale, mi è tornato in mente un brandello di antichi ricordi scolastici. Riguarda il teatro antico, una particolare modalità di recitazione, che viene definita con un termine tecnico, ancora più particolare: la sticomitia. «Parte dialogica di dramma greco o latino in cui due attori recitano un verso per ciascuno alternativamente; era considerata come un pezzo di bravura e di concitata drammaticità». Così il Treccani. Se la politica di questi giorni può essere vista come un vasto palcoscenico, il dibattito è diventato un serrato botta e risposta, una specie di sticomitia moderna, di un particolare teatro contemporaneo. Resta da vedere se anche la politica della campagna elettorale ha conservato qualcosa della antica nobiltà, quando il dibattito serrato era soprattutto sui grandi destini dell’uomo. Forse qualcosa è rimasto, forse. Si dovrebbe, infatti, decidere del bene comune del Paese, del suo futuro, di cosa fare in Italia, in Europa e nel mondo…Ma questa nobiltà si fatica a vederla, i grandi temi si celano dietro la maschera degli attori che recitano sul palcoscenico. Ora sono proprio i grandi destini che fanno nobile il dibattito. Se quella nobiltà non c’è o non la si avverte più, allora la nobile, antica sticomitia degrada a semplice battibecco da teatrino di provincia. Il battibecco, infatti, è scontro – così precisa ancora il dizionario Treccani – su «futili motivi». E, purtroppo, i motivi del grande dibattere di questi giorni o sono futili o appaiono come se lo fossero.

Alla fine andremo a votare, comincerà il secondo atto e andrà in scena non più la preparazione del potere ma il suo esercizio. A quel punto , sempre a proposito di teatro, mi viene in mente il grande Shakespeare che del rapporto tra teatro e potere è l’inarrivabile cantore. Shakespeare, infatti, «popolò la sua scena di monarchi e di cortigiani…È il mondo dei drammi storici nei quali hanno tanta parte i riti e il cerimoniale. Ma una simile impresa comporta certamente qualche rischio». Così un recente biografo del grande drammaturgo, Peter Ackroyd. Il quale spiega in che cosa consiste quel rischio: «Un attore può essere un re o una regina. Ma che succede se il sovrano diventa niente più di un attore». Bella domanda che però mette un po’ di ansia quando si tratta di dare una risposta.


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