Migranti, governo in una strettoia

Migranti, governo
in una strettoia

Oggi a Bruxelles la Commissione europea preparerà delle «proposte concrete» sulla questione immigrazione in vista della riunione informale dei ministri dell’Interno della Ue che si terrà a Tallin dopodomani. E le proposte saranno il frutto del lavoro preparatorio svolto dai ministri di Italia, Francia e Germania che hanno trovato tra loro un’intesa per provare a dare una risposta «europea» alla crisi. L’Italia nei giorni scorsi ha minacciato la chiusura dei porti, e questo ha prodotto una qualche reazione positiva, anche se tra oggi e giovedì il punto più difficile da risolvere sarà anche il più determinante: sbarcare gli immigrati raccolti nel Mediterraneo in porti che non siano solo quelli italiani.

Ma qui si verifica la prima, evidente frattura perché Francia e Spagna hanno fatto sapere ufficiosamente che loro non hanno alcuna intenzione di aprire i loro porti agli immigrati. «Non sapremmo dove accoglierli» ha allargato le braccia il sindaco di centrodestra di Marsiglia, e si capisce: a tutti in Europa fa comodo che siano gli italiani e, in piccola parte, i greci ad occuparsi degli sbarchi. Da questo punto di vista l’ottimismo di Paolo Gentiloni sui frutti della nostra minaccia sulla chiusura dei porti risulta abbastanza di maniera. Lo scontro sulla sostanza delle cose rimane, come dimostrano sia le parole pronunciate da Macron all’assemblea di Versailles sia gli ordini impartiti alla gendarmeria francese di respingere i migranti alla frontiera di Ventimiglia.

Due cose però sono importanti da rilevare: i tre ministri dell’Interno di Italia, Francia e Germania vogliono dare più fiducia ai libici, aiutandoli a fermare il flusso migratorio prima che prenda il mare, e nello stesso tempo riportare l’opera di soccorso nelle mani dei militari di Frontex, di fatto sottraendola alle Ong che operano nel Mediterraneo. È abbastanza certo che saranno proprio le Ong a rimetterci in questa trattativa: i «taxi del mare» come li ha chiamati Luigi di Maio, dovranno - nelle intenzioni dei governi - rallentare la loro raccolta, sottoposta a parecchie critiche e a qualche sospetto, anche giudiziario. Loro hanno capito perfettamente l’aria che tira e infatti protestano ad alta voce.

Da questo punto di vista bisognerà vedere quale peso potranno esercitare le organizzazioni umanitarie sui loro governi, e in particolare su quello italiano di centrosinistra, stretto tra una emergenza che rischia di diventare ingestibile, come ha ammesso apertamente lo stesso presidente della Repubblica Mattarella, e la sua vocazione umanitaria. In questa strettoia, Gentiloni sa bene che passa anche l’interesse elettorale del Pd che rischia di pagare per una politica migratoria che almeno una parte del suo elettorato di riferimento giudica troppo remissiva. Renzi continua a rivendicare la giustezza di una azione di governo che salva le vite in mare di disperati in cerca di una vita degna di essere vissuta, ma non dimentica che tutti i suoi avversari – dal centrodestra moderato di Berlusconi a quello radicale di Salvini fino ai grillini – sono posizionati su una linea di maggiore chiusura verso gli immigrati, foriera di un’ampia messe di voti.

L’estate è ancora lunga, e già adesso il Viminale ha fatto sapere che l’aumento degli sbarchi è di circa il 20 per cento. Nel frattempo le resistenze dei Comuni e delle Regioni ad ospitare nuovi richiedenti asilo si rafforza: ogni giorno arriva la dichiarazione di un sindaco che dice: «basta, qui abbiamo già dato», come peraltro ha fatto Virginia Raggi quando, sposando la nuova politica «dura» dettata da Beppe Grillo, ha denunciato il rischio di una crisi umanitaria nel Comune di Roma: il Viminale ha smentito che la Capitale corra questo pericolo, ma la popolarità del sindaco, così in sofferenza, ne ha sicuramente guadagnato. E così, come a Bruxelles si combatte la battaglia diplomatica tra Paesi per chi ci rimette di meno di fronte all’aumentare degli sbarchi, a Roma è in corso una serrata guerriglia finalizzata alla conquista dell’ultimo voto in vista delle prossime elezioni. Sicurezza e migranti sono un cavallo di battaglia di molti: come reagiranno Renzi e Gentiloni se dall’Europa continuerà a non venire alcun aiuto concreto?


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