Nessuno è perfetto Nemmeno il fisco

Nessuno è perfetto
Nemmeno il fisco

Il rapporto tra Fisco e contribuenti è, per definizione, non facile. Anche nei Paesi di più elevata tradizione civile non mancano coloro che cercano di destreggiarsi – più o meno abilmente – tra le norme per pagare meno del dovuto. Ovviamente, la fisiologia di un sistema prevede l’esistenza di anomalie nel campo del prelievo fiscale. «Nessuno è perfetto», si potrebbe dire, citando la frase finale di un celeberrimo film.

Il discrimine tra fisiologia e patologia sta nel livello (quantitativo, in primo luogo) dello scarto tra ciò che i cittadini devono versare all’erario e ciò che realmente esso riesce a incassare. In Italia – è stranoto – l’evasione fiscale costituisce una delle peggiori distorsioni del tessuto civile. Gli oltre cento miliardi di gettito sottratti ogni anno allo Stato dalle diverse forme di evasione e di elusione fiscale sono una palla al piede per il Paese. Su questo tema sono stati versati fiumi di inchiostro, spesi milioni di parole, elargite continue promesse elettorali. Con risultati complessivamente assai scarsi. E soprattutto con una preoccupante intermittenza di indirizzo nelle politiche di contrasto al fenomeno dell’evasione.

I dati sono eloquenti nella loro fredda evidenza. Le analisi dell’Istat e del ministero dell’Economia fanno ascendere a 110 miliardi l’evasione fiscale complessiva. Secondo un rapporto del centro studi di Confcommercio, presentato ieri, tra il 2011 e il 2014 il tasso di evasione fiscale è cresciuto del 5,3%. Sulle cause, e suoi connessi rimedi, si discute da sempre con un’asimmetria ontologica che ha le sue giustificazioni nella differenza di interessi in gioco, ma che finisce per tradursi in uno sterile scaricabarile. Le imprese soffrono la gravosità del prelievo fiscale e da esso fanno derivare la difficoltà di rilancio dell’economia. C’è ovviamente del vero in tale punto di vista, che accomuna anche quella parte dei cittadini – in primo luogo i lavoratori a reddito fisso – per i quali il pagamento avviene a monte attraverso il prelievo dagli stipendi e dai salari. Non è meno vero, peraltro, che senza una quantità sufficiente di risorse provenienti dalla tassazione lo Stato (qui si intende l’insieme dei poteri pubblici) non potrebbe erogare i servizi necessari alla collettività. Su tale versante si accende da sempre il dibattito, legato ad un filo conduttore comune: cosa e come fare per ridurre la pressione fiscale senza compromettere i diritti e le tutele dello Stato sociale? In altri termini, come assicurare istruzione, assistenza sanitaria, prestazioni previdenziali, sicurezza e tanto altro ancora?

Sotto accusa, di regola, la burocrazia. Si tratta, in realtà, di una visuale parziale, poiché al pesante fenomeno dell’evasione fiscale contribuiscono in misura ancor più elevata altri due fattori: scelte politiche distratte o dissennate, il debole senso civico di parte degli italiani. Nei decenni passati alcuni governi hanno adoperato – fino all’abuso – la tecnica dei condoni senza curarsi del fatto che essi rappresentano nient’altro che la resa dello Stato nei confronti degli evasori. E, inoltre, alimentano la malapianta dell’evasione. Coloro che frodano il fisco (e, nello stesso tempo, i propri concittadini) sanno di poter contare su due scappatoie: il condono che verrà; il cospicuo sconto che potranno ottenere anche se verranno scoperti a evadere il fisco. Il nuovo direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, sembra mosso dall’intento di rendere meno ostici (e ostili) i rapporti con i contribuenti, auspicando che un cittadino non abbia un sussulto di preoccupazione ogni volta che riceve una lettera dall’Agenzia. Intenzione lodevole, che meriterebbe una precisazione. Tale auspicio dovrebbe valere soltanto per i contribuenti onesti, che pagano regolarmente le tasse. Tutti gli altri – gli evasori totali, i furbetti del condono, i professionisti del raggiro fiscale, i funamboli dell’artificio nelle dichiarazioni dei redditi – dovrebbero avere l’incubo del fisco. Essere consapevoli che lo Stato, prima o poi, li scoverà e farà pagare loro il dovuto. Senza sconti. Senza eccezioni. Soltanto a queste condizioni sarà possibile vedere i cittadini italiani «rilassati e in pace con il fisco».


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