Questa Atalanta è bella come una bella canzone

Questa Atalanta è bella
come una bella canzone

Che armonia! L’Atalanta di questi giorni è come una bella canzone: «Satisfaction» dei Rolling Stones, «Eleonor Rigby» dei Beatles, e, perché no, «Pensiero» o «Chi fermerà la musica» dei Pooh. Il pensiero va ai tanti anni che abbiamo desiderato di giocare in Europa, e a questo primo risultato. Battere così l’Everton è stato bello come quando ti viene la melodia giusta. Ti aspetti che qualcosa accada, senti che le note si affilano nel modo giusto, poi riascolti, in questo caso rivedi, e ti rendi conto che l’Atalanta vola, si muove vincente. La mia squadra di quando ero bambino, giovane e, ancor giovane, «forever young», come dice Bob Dylan. Sono anni che la seguo la mia squadra, anni che credo nello spirito della Dea, ora però il successo sembra di toccarlo, l’obiettivo sembra a portata. È già un sogno essere in Europa, ma quando il verdetto è così esemplare ti rendi conto che non ci sei per caso, e qualcosa funziona al di là delle contingenze.

Il cuore vola oltre l’ostacolo e c’è solo da sperare che continui a volare, alto. Come dice qualcuno, il pallone è rotondo, ma da un po’ gira dalle parti nostre e questo sta a dire tante cose: buoni investimenti, allenatore che ha capito, squadra armonica. Il dopo si vedrà, ma nasce sotto i migliori auspici. Un goal, due, tre, la vittoria schiacciante, come all’oratorio. Magari è un’arroganza pensare che vada sempre così, ma qualche volta bisogna dar corda all’aquilone della fantasia e lasciar che prenda il vento, vada in alto, si libri con giovanile disinvoltura. Ecco il nocciuolo della questione, la disinvoltura che hanno i giovani giocatori, quel senso di squadra, di appartenenza che abbiamo in squadra da qualche tempo ed è la regola vincente. Perfetto così, andiamo avanti.

Mi piace che questa città sia abbracciata alla sua squadra, la sostenga, la viva. Questa nostra Atalanta che si fa rispettare in Europa parla di Bergamo nel migliore dei modi. È un dato che le mura venete siano diventate patrimonio dell’umanità e dell’Unesco, ora come la mettiamo con l’Atalanta! Da tifoso lo dico: merita un riconoscimento, anzi un risultato. Resta un emblema della città, come la Ferrari per Maranello. Rappresenta la città come e quanto le nostre belle mura. Dopo un anno vissuto alla grande come quello scorso, quale promozione migliore potrebbe avere la nostra Bergamo. Il calcio, lo sappiamo, è un gioco, un business, una passione cocente. Questa Atalanta sembra combinare tutti gli elementi nel migliore dei modi possibili. Sgombro il campo da ogni retro pensiero, l’Atalanta è una «fede laica», un senso di appartenenza, il divertimento puro dello sport, il più «pop» che conosco. Oltre c’è il senso del gioco condiviso da tutti noi, al bar, a casa, con gli amici più fedeli. L’Atalanta in questo senso è immutabile: che schianti in due una squadra inglese o finisca all’angolo della sorte. Sono, siamo sempre con lei.

La seguo da quando avevo cinque anni e lo zio Silvio mi portò la prima volta allo stadio. Lui non si perdeva una partita, seguiva la squadra anche in trasferta. Ricordo quella rete metallica, grande, per me piccino. Ricordo quegli uomini in corsa. Mi sembravano dei giganti. Chiesi allo zio da quale parte stavano i nostri e da allora sono stato sempre a fianco di quei ragazzi a strisce, nere e azzurre. Li seguo, li seguirò sino alla vittoria. Chi mai fermerà questa musica!


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