Reprimere il crimine
Vincere l’estraneità

L’aumento dei furti negli appartamenti genera una forte e giustificata preoccupazione sociale. La casa è l’albergo e il rifugio quotidiano, il luogo del riposo, per molti anche del lavoro, per tutti della socialità, della famiglia, degli incontri amicali. La casa è il posto dove raccogliamo, talvolta esponendoli alla nostra e all’altrui vista, talaltra conservandoli gelosamente in qualche privatissimo cassetto, gli oggetti accumulati in una vita: quelli economicamente preziosi e quelli che hanno un valore solo per noi che li abbiamo voluti, ottenuti, amati.

La visione della casa, della propria casa, di questo vero e proprio tempio dell’identità personale e familiare, dopo il passaggio di una banda di ladri è un’immagine tremenda, è la scena di una profanazione, il segno di una ferita profonda che farà fatica a rimarginarsi. Ci si chiede dunque cosa fare per arginare questo fenomeno, per contenere le azioni criminali dei topi d’appartamento. La risposta istintiva di una parte di popolazione e di classe politica è quella di far ricorso ai metodi duri, di rendere ai criminali pan per focaccia, armandosi fino ai denti e rispondendo agli scassinatori con il fuoco delle doppiette e delle pistole. È la soluzione far west. Ed è la soluzione sbagliata, radicalmente sbagliata, che rischia di generare ulteriori drammi, di provocare nuovo e più grande dolore, quello delle famiglie delle vittime del piombo domestico, ma anche quello di chi finirebbe in gattabuia per un eccesso di legittima difesa, per aver cercato di farsi giustizia da sé.

Molto meglio tentare un’altra via: quella della repressione legale e della prevenzione. Una strada che comporta, in primo luogo, un potenziamento quantitativo e qualitativo delle forze dell’ordine. Come è noto, sono troppi in Italia gli agenti impiegati dietro le scrivanie e, di conseguenza, troppo pochi quelli incaricati di vigilare sulla sicurezza dei nostri centri abitati. Ma non si tratta solo di questo. Quando vedo interi battaglioni di poliziotti o di carabinieri schierati in assetto di guerra dinanzi agli stadi o in occasione di qualche manifestazione politica o sindacale, mi chiedo di quanto si ridurrebbero i furti in appartamento e altri reati del genere se quelle stesse forze venissero impiegate di meno in quei luoghi e di più per controllare il territorio e garantire la sicurezza dei cittadini, come mi sembra avvenga da tempo, con la soddisfazione di tutti, in altri Paesi.

Ma il rafforzamento della polizia certo non basta. Qualche giorno fa sono salito, passeggiando, in cima ai Colli e da lassù, grazie al cielo terso e luminoso che annunciava l’incombente primavera, ho ammirato nitidamente l’immenso panorama della pianura bergamasca che, vista da quella vetta, mi ricordava lo scenario urbano di una megalopoli americana, un grande agglomerato privo di un centro. Una Los Angeles di casa nostra mi sembrava Bergamo vista dall’alto, con qualche svettante campanile a ricordare qui e là l’esistenza di un borgo antico, traccia visibile di antiche comunità paesane ormai tutte assimilate e mescolate dentro un territorio metropolitano gigantesco ed informe.

La maggior parte delle aree di questo magma suburbano sono popolate da persone che non si conoscono, non si frequentano, spesso nemmeno si salutano. Mi riferiva sottovoce qualche sindaco della nostra provincia che vi sono dei nostri concittadini che di fronte all’allarme che proviene dalla casa di un vicino fingono una sovrana indifferenza, chiudono le orecchie e le persiane, concludendo che, in definitiva, non è affar loro capire cosa stia avvenendo in un’altra abitazione a pochi metri dalla loro. Ecco, è anche questa indifferenza, questa mancata solidarietà, questa ostinata estraneità al nostro prossimo che produce insicurezza, che trasforma le nostre periferie in aree dormitorio insicure e ostili.

È necessario vincerla quell’indifferenza e iniziare a ricostruire, eventualmente (perché no?) con l’aiuto dei social network, quelle trame territoriali solidali, quell’intreccio di rapporti di vicinato che ci permetterà di ridurre l’offensiva criminale e auspicabilmente anche di riprenderci le strade e le piazze, di tornare a popolarle e ad abitarle, rendendole così luoghi più sicuri per tutti.

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