Roma specchio della Nazione

Roma specchio
della Nazione

Roma, la capitale d’Italia, è sempre più specchio della nazione. Non c’è giorno che il Paese non venga segnato da uno scandalo. E si tratta per lo più di collusioni tra malavita e pubblica amministrazione a dimostrazione che l’intreccio tra Stato e criminalità non è più occasionale.

Sono costumi che albergano in un rapporto perverso con la cosa pubblica. Nell’ordinanza firmata dal giudice Flavia Costantini a Roma si afferma con certezza l’esistenza di dinamiche relazionali precise tra l’ex sindaco di Roma Alemanno, i suoi uomini più vicini nell’amministrazione e il gruppo criminale che ruotava intorno a Carminati . Stiamo parlando di un ex appartenente ai Nar di estrema destra che nel corso nel tempo ha tenuto i contatti con la crimininalità organizzata diventandone a sua volta un pezzo da novanta.

Roma in questi giorni è andata sugli scudi dell’informazione per le vicende legate alle sue periferie disastrate. A nessuno è venuto in mente che la questione degli stranieri scoppia perché l’ambiente è degradato da anni di inerzia e adesso sappiamo di corruzione. Perché i soldi ci sono ma anziché andare nelle opere finiscono nelle tasche di chi dovrebbe fare e non fa. A Roma hanno aperto nel 2012 un villaggio con casette per extracomunitari. Poi uno gira lo sguardo e scopre tutto intorno è diventata una discarica.

L’Ama che doveva intervenire regolarmente e per queste operazioni veniva remunerata non lo faceva. Adesso s’è capito perchè: tra i 37 arrestati figurano il direttore generale della società di nettezza urbana e l’ex amministratore delegato. Si legge nell’ordinanza che il gruppo di potere manteneva i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali, con pezzi della politica e del mondo istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti.

L’ex sindaco Gianni Alemanno (a destra) con Riccardo ManciniANSA/VINCENZO TERSIGNI

L’ex sindaco Gianni Alemanno (a destra) con Riccardo ManciniANSA/VINCENZO TERSIGNI

Si pensa alla mafia come qualcosa di misterioso che si nasconde. No, qui la mafia è la cosa di tutti i giorni, è il dirigente, l’appaltatore, è il responsabile dello scandalo Fastweb e Telecom Sparkle condannato in primo grado ma impermeabile a tutto e quindi attivo sulla scena. Silvio Scaglia imprenditore e fondatore di Fastweb ha subito l’onta del carcere, innocente, ma i delinquenti, quelli veri, sono sempre a piede libero. Non sarà vero ma questa è la percezione. «Con questa operazione abbiamo risposto alla domanda se la mafia è a Roma. La risposta è che a Roma la mafia c’è e dimostra originalità e originarietà». Lo dice il procuratore Giuseppe Pignatone. Ma il guaio è che c’è anche a Milano come le inchieste del procuratore Ilda Boccassini hanno portato all’evidenza di tutti. Un assessore della Regione Lombardia, non della Regione Calabria, è stato arrestato per aver preso i voti della ’ndrangheta.

La mafia vive e vegeta non per arcani destini ma perché si nutre della corruzione che dilaga. È lì che trae nutrimento. Se l’addetto, il funzionario è onesto, se il cittadino si oppone e fa sentire la sua voce il crimine organizzato rientra nei limiti fisiologi di una società moderna. È così in Germania, in Francia, in Inghilterra , nella stessa Spagna. Ma qui siamo ad un’emorragia.

Il vero problema è la tiepidezza con cui si guarda alla corruzione. C’è una sorta di tolleranza inconscia da ricondursi probabilmente al fatto che il fenomeno è percepito come inevitabile. Una rassegnazione atavica tipica di chi ha perso l’autostima. Urge una reazione. Per fortuna abbiamo una magistratura che fa il suo dovere. La maggior parte dei cittadini è onesta e rispettosa delle leggi, ma avanza sempre più la certezza che i mali d’Italia non sono economici ma morali.


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