Sale slot, linea dura per arginare il fenomeno

Sale slot, linea dura
per arginare il fenomeno

Sulle slot machine e sull’azzardo legale si sta giocando una partita delicatissima, fitta di continui colpi di scena. Ieri avrebbe dovuto essere il giorno dell’accordo tra governo e Conferenza delle Regioni sul nuovo regolamento per contrastare un fenomeno ormai uscito fuori controllo. L’accordo invece per fortuna è saltato: diciamo «per fortuna» perché, come denunciato da Regione Lombardia e dal sindaco Giorgio Gori (che pur sono su posizioni politiche opposte) quel Regolamento è pieno di ambiguità e anche di amnesie.

Da quanto si sa, ad esempio, non si faceva cenno alle lotterie istantanee come i Gratta e Vinci, che in teoria avrebbero potuto diffondersi in modo ancor più incontrollato. Era poi prevista una distinzione dei punti gioco abbastanza confusa, con l’introduzione di una categoria A (le sale giochi dedicate, Bingo e scommesse) per le quali veniva meno il vincolo che invece il Regolamento della Lombardia impone: quello di sorgere ad almeno 500 metri da luoghi sensibili, come scuole o ospedali. Insomma c’è il rischio che il governo smontasse un modello di controllo come quello lombardo che è stato condiviso da tutte le parti politiche e sta dimostrando di funzionare.

La materia è intricata, perché in gioco non ci sono solo i fatturati faraonici dei concessionari dei giochi, ma in gioco c’è anche, per lo Stato, una voce di entrate erariali decisamente consistente: 10 miliardi l’anno. Così gli interessi dello Stato vanno in conflitto con quelli delle amministrazioni locali, sulle quali ricadono i costi sociali, dalla gestione dei casi di ludopatia, alle tante situazioni di povertà causate proprio dall’abuso di giochi legali. Per questo le amministrazioni locali sono molto sensibili alla necessità di mettere dei paletti: e in questo il Regolamento emesso dal Comune di Bergamo si è imposto come modello di riferimento. Proprio ieri è scattata la prima sanzione per un esercizio che non ha rispettato il divieto di gioco, previsto proprio dal Regolamento, nella fascia tra le 19 e le 21 (le altre fasce orarie protette sono 7,30-9,30 e 12-14): gli agenti della polizia locale entrati in una sala gioco di Borgo Palazzo hanno sorpreso sei persone su slot e Videolottery. Risultato una multa di 1.032 euro al titolare e sospensione delle attività per un giorno.

Del resto i numeri che riguardano Bergamo sono numeri davvero emergenziali: in provincia nel 2015 si è giocato per 1,8 miliardi di euro con una quota pro capite di 1.637 euro. In città la quota pro capite è ancora più alta e raggiunge i 2.536euro. Se si moltiplicano queste cifre per il numero medio di componenti di una famiglia (2,40) si ottengono rispettivamente 3.928 euro per la provincia e 6.086 euro per Bergamo città. Il costo dell’azzardo legale sui bilanci familiari è davvero esorbitante, specie se si pensa che in queste medie rientrano tutti i cittadini, compresi i neonati. Insomma siamo di fronte ad un’autentica emergenza che è culturale, sociale e anche economica: perché famiglie che si privano in questa misura della propria potenzialità di spesa, alla fine sacrificano altri consumi e penalizzano tante filiere produttive che potrebbero portare sviluppo, lavoro e crescita.

In tutto questo le responsabilità dello Stato centrale sono pesantissime: perché quella del gioco non è un’offerta che viene incontro a una domanda, ma al contrario è un’offerta fuori misura che alimenta una crescita ugualmente fuori misura della domanda. Insomma, lo Stato alimenta la spirale, come fonte erariale parallela. Il governo è esposto alle pressioni delle lobby e sembra non avere la forza di imporre una linea che Renzi ha pur sempre sostenuto. Per fortuna ci sono i territori che, a partire dalla Lombardia e da Bergamo, si sono svegliati e che non hanno nessuna intenzione di fare marcia indietro.


© RIPRODUZIONE RISERVATA