Salvini e Trump
La strana coppia

No, non è un selfie, non fate sempre i soliti snob politicamente corretti che lo prendono sotto gamba perché è un ragazzo del popolo. No, non aveva nemmeno la felpa, stavolta, ma giacca e cravatta (allentata, va bene, questo concediamoglielo) e regolamentare pochette verde Padania nel taschino. Però è proprio lui, è Matteo Salvini quello che sorride di fianco al candidato col parrucchino più famoso d’America: «Un saluto dagli Stati Uniti, amici! Go, Donald, go!» è il commento alla fotografia che lo stesso Salvini ha inviato via Twitter sul profilo ItalyForTrump, un blog di sostegno del miliardario che sta scalando la nomination repubblicana per la Casa Bianca.

Ma più della fotografia, contano quei venti minuti di «colloquio personale» che il segretario della Lega Nord è riuscito a strappare in un palasport di Filadelfia con il leader «della destra populista» che sta sbaragliando gli avversari alle primarie americane e che rappresenta il nuovo modello della politica anti-tutto. Ma più ancora, per quel che vale, c’è quella frase che sa di investitura che Donald Trump a regalato a Matteo Salvini – che a vederlo nella foto potrebbe essere suo figlio - : «Diventerai premier in Italia». Ora, prendetela come una profezia, o prendetela come una minaccia. Ma c’è da pensarci su. Innanzitutto: tutti i commentatori da un po’ di tempo insistevano sul paragone tra Donald Trump e Silvio Berlusconi: età simile, paragonabili ricchezze, linguaggio «di pancia» e simpatia naturale da uomini che hanno fatto la loro strada, slogan liberisti e anti-sistema. E invece, non è stato il Cavaliere ad andare a trovarlo, e Trump dal canto suo ha fiutato qualcosa di consanguineo nel giovane e (di solito) descamisado politico italiano. Che cosa sta succedendo?

Ci si potrebbe limitare a dire che Matteo Salvini, quando varca i confini (ormai decisamente troppo angusti per la sua visione del mondo) della vecchia cara Padania ha l’aria del giovanotto in gita, un discolaccio intraprendente sempre alla disperata ricerca di un papà da cui farsi regalare una pacca sulla spalla di incoraggiamento. Per primo aveva puntato al bersaglio grosso, il suo idolo Vladimir Putin, ma quello è forse un po’ grosso davvero, per dargli retta. Poi ha scoperto Marine Le Pen, la pasionaria francese, e i due sono in effetti simili : stessi pessimi giudizi sull’Europa, stessa passione per le radici nazionali e stesse idee spicce su come trattare l’immigrazione. Ma la nuova stella polare è là, varcato l’oceano. E quell’uomo che le spara grosse sui muri da costruire e sugli immigrati da rispedire, sulla minaccia islamica e – da uomo ricco qual è – sui mali prodotti dalla finanza globale. Ma non è un mostro, è uno che corre per le elezioni, e se le vincesse sarebbe davvero un ribaltone. E soprattutto parla come mangia, e piace al popolo. Persino Bobo Maroni, governatore di Lombardia ma leghista molto più compassato del suo felpato segretario, ha voluto sottolineare che quello non è un mangiacristiani, ma un uomo con una visione politica che potrebbe diventare un utile punto di riferimento: «Trump è in testa ai sondaggi, è votato dagli americani – ha detto –. Non mi pare che gli americani siano un popolo di nazifascisti che vota un nazista».

Quello che deve esserci rimasto un po’ male è il Berlusconi, cui forse non dispiaceva sentirsi il gemello diverso dello scoppiettante Trump: anzi, conoscendolo, il Cavaliere è senz’altro convinto di essere lui il modello originale, e quell’originalone che punta alla Casa Bianca una sbiadita copia biondiccia. Ma si sa, la politica è come il calciomercato e ci vuole anche prontezza di riflessi: se hai visto l’uomo giusto, fiondati. E Dio ci aiuti.

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