Scontro di anime in atto a Palmira

Scontro di anime
in atto a Palmira

Ormai Palmira è sotto le bombe. Da tutte le notizie trapela l’ansia, neanche tanto tacitata, che la straordinaria città possa fare la fine che hanno fatto il museo di Mossul, i resti di Nimrud e quelli di Hatra. Palmira, una straordinaria città dove tutto è fascinoso: i resti, il deserto attorno, e poi, soprattutto, la storia.

Nella quale domina, fascinosa come i resti e come il nome femminile della città, una donna: Zenobia, la leggendaria regina di Palmira, che si faceva chiamare «erede di Cleopatra» e che attorno a Palmira, tra il 269 e il 273 dopo Cristo, aveva creato un

impero che andava dal Mar Nero all’Egitto, vasto e fragile come la donna che lo governava. Zenobia venne rapidamente sconfitta dai Romani e finì i suoi giorni a Roma, compagna di un illustre senatore romano. C’è tutto il necessario in quella storia per trasformarla in leggenda.

Ho avuto la fortuna di visitare Palmira con un gruppo di amici nel 2009. Era esattamente il due gennaio. Sono andato a rivedere gli scarni appunti che mi ero scritto dopo la visita, sul pullman, mentre viaggiavamo da Palmira verso Damasco. «Iniziamo di prima mattina la visita della città. Si incomincia con l’immenso, grandioso tempio di Bel… Mi resta in mente soprattutto il senso di una pesante sacralità che sembra nascere dalla terra e dalla sabbia. Pare di sentire ancora gorgogliare il sangue degli animali sgozzati attorno all’enorme altare centrale. Poi si visitano i resti della città: la lunga via centrale, il teatro, l’agorà... La raffinatezza delle architetture sembra andare perfettamente d’accordo con le immagini mitiche di Zenobia. La visita è un continuo, intenso contrasto fra il ricordo della città, viva, grandiosa, brulicante centro di incontro dell’Est babilonese e dell’Ovest romano, e quello che si vede oggi, con le poche rovine che emergono faticosamente dalla sabbia, come piccolo frammento di una storia che non c’è più».

Ecco: Palmira non è solo un agglomerato di resti antichi. È molto di più. Vi si trovano – ne ho ritrovata traccia anche nei miei brevi appunti – due tratti femminili che, mi sembra, la segnano profondamente: quello della regina Zenobia che domina il periodo d’oro della città e quello, più generale, della storia da cui e la città e Zenobia emergono. Ora questi due tratti – la donna e la storia – mi fanno venire in mente tutti e due qualcosa che ha a che fare con la custodia, la cura, la trasmissione della vita. La vita semplicemente, nel caso della donna; la vita di una comunità nel caso della storia. Non so se si tratta soltanto di rimasugli romanticheggianti, ma mi sembra suggestiva la coincidenza fra questa città, le sue antiche, affascinanti memorie e il mondo femminile che la domina. Non è poi così peregrino constatare che avviene spesso così: più si fa memoria e più si ha a che fare con una qualche figura femminile. Si potrebbe dire, a questo proposito, che Palmira è una città-donna e la sua regina Zenobia è una donna-città. Donna e storia, appunto, si intrecciano.

A proposito di memoria e di figure femminili, mi viene in mente, inevitabilmente, il mondo di Proust, il mondo della «ricerca del tempo perduto», così legato, esso pure, a figure femminili. Si possono ricordare la leggendaria zia Léonie, attorno alla quale ruota buona parte del mondo dell’infanzia del Narratore, la madre, la domestica Céleste e tante altre. La ricerca del tempo perduto è anche la ricerca delle figure femminili che lo custodiscono.

Ora Palmira, la città-donna così legata alla storia, sta diventando il bersaglio della furia iconoclasta degli estremisti. Forse non è solo un caso, allora, se l’Isis è un mondo così ferocemente maschilista e così rigorosamente ostile alla storia, che mette ai margini la donna e che si accanisce contro antiche città e musei. È davvero un «altro mondo», rispetto al nostro, così sensibile alle donne, soprattutto quando qualcuno le umilia, e così sensibile ai propri beni storici, soprattutto quando qualcuno non li rispetta. Lo scontro con quegli estremisti, prima di essere scontro di armi, è scontro di anime.


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