Senza legalità  non ci sarà ripresa

Senza legalità
non ci sarà ripresa

A Napoli il segretario dell’Istituto marino costiero si fa ristrutturare l’appartamento a spese del Consiglio nazionale delle ricerche, spende mezzo milione di euro per materiale informatico e poi lo rivende in nero sul mercato. Il pubblico ministero scopre che il giro d’affari gira intorno a 325 mila euro complessivi in circa cinque anni. Il tutto pagato dall’istituto con bonifici accreditati su conti correnti compiacenti. Questi i resoconti della stampa e di alcune radio. Fatti di questo genere ormai sfuggono perché incalzati dallo scandalo del giorno dopo. Per restare nella capitale campana è di poche settimane fa la vicenda del primario dell’Istituto Pascale che faceva acquistare macchinari per la cura dei tumori senza bando di gara per favorire società riconducibili alla moglie.

Sempre a Napoli all’Ospedale Loreto Mare un medico anziché andare in corsia preferiva andare al tennis. E il responsabile per i controlli dell’assenteismo a sua volta gestiva un ristorante.

Vi è un degrado del costume civile che fa della questione morale la vera emergenza italiana. Ma sul tema regna il silenzio. A Roma Andrea Carandini, presidente del Fondo per l’ambiente italiano (Fai) è sceso in piazza armato di macchina fotografica per documentare lo scempio della città. Lasciata in balia di centinaia di migliaia di turisti senza un minimo rispetto per il decoro della città. Ma la colpa più che dei turisti è di chi non fa rispettare le regole. Questa rassegnazione e indifferenza porta a permettere tutto, anche che Fontana di Trevi diventi la vasca da bagno del barbaro accaldato e la scalinata di piazza di Spagna la discarica dei mangiatori di pizza accampati sui gradini. Roma non è più Urbs né Civitas, è un agglomerato indistinto.

La sentenza dell’illustre archeologo si sposa con un’Italia che ha perso il rispetto di sé. A Crotone emerge che la ’ndrangheta è annidata nel centro di accoglienza. A detta del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri agli ospiti veniva dato cibo che di norma si destina ai maiali.

Ma anche in Sicilia si era scoperto che al Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo la corruzione era di casa e Luca Odevaine, ex membro del Tavolo nazionale di coordinamento migranti, è stato di recente condannato a sei mesi per attività illecite. Sempre nell’isola la magistratura indaga sulle collusioni dell’armatore Morace con la politica.

A Trapani due candidati sindaci sono costretti a ritirarsi e a sospendere la campagna elettorale per l’elezione del primo cittadino per accuse di corruzione e di contiguità con la mafia. Lo stesso presidente della Regione Sicilia Crocetta è lambito dal sospetto di essersi fatto pagare una vacanza alle Eolie.

La corruzione ormai vive di piccoli regali, di donazioni amicali che però sono così diffuse da essere percepite come normali. Negli appalti dei piccoli Comuni al di sotto della soglia di 20 mila euro non c’è bisogno del bando pubblico e quindi si va a trattativa privata.

Una recente indagine ha scoperto che la malavita organizzata si è inserita nel gioco e con la promessa di qualche centinaio di voti si è infiltrata in lavori di non grande entità finanziaria ma di impatto sociale. È così che ci si radica sul territorio e lo si presiede. Perché la verità è che su ampi spazi del territorio nazionale lo Stato ha perso sovranità e quindi non è in grado di imporre la regole e la legge del vivere civile.

La vera crisi italiana è tutta qui. Non c’è ripresa economica se non si afferma il senso di legalità. Chi va ad investire in un Paese dove la lentezza della giustizia fa ottenere la prescrizione agli imputati eccellenti e rende sempre più rare le sentenze soprattutto tra i colletti bianchi, quelli dell’amministrazione della cosa pubblica? Ecco una domanda che da decenni cerca risposta.


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