Una cabina di regia in aiuto alle banche

Una cabina di regia
in aiuto alle banche

I problemi delle banche italiane sono arrivati sulle prime pagine di tutti i giornali soprattutto a partire dall’autunno del 2015, dopo il fallimento di quattro banche, Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara, CariChieti. In quell’occasione, per la prima volta, è stata data parziale attuazione alla direttiva europea Brrd sul fallimento delle banche, il cosiddetto «bail in», che ha portato perdite ad azionisti e investitori, nonché a molti risparmiatori comuni. Queste nuove regole prevedono che il salvataggio delle banche venga fatto pagare ai proprietari, cioè agli azionisti, agli obbligazionisti, cioè a chi ha investito nella banca, ed anche ai grandi risparmiatori.

Vengono invece garantiti i depositanti con non più di 100.000 euro. Il principio ispiratore della Direttiva è quello di non far ricadere le conseguenze dei dissesti delle banche sulle spalle di tutti i cittadini, ma di far pagare il conto a chi ha avuto la responsabilità delle scelte di gestione e a chi, con scelte consapevoli d’investimento, abbia creduto nella solidità della banca.

In questo modo, come sottolineato nella stessa Direttiva, s’intende responsabilizzare maggiormente chi determina le scelte operative della banca e si richiama l’attenzione degli obbligazionisti sulla necessità di usare la massima prudenza nella scelta dei propri investimenti. Nel 2013, sulla base di queste considerazioni, il Parlamento ha recepito la direttiva, senza però tenere sufficientemente conto dell’impatto negativo che alcuni suoi aspetti avrebbero avuto sulla fiducia dei risparmiatori nei confronti delle banche.

Un clima di sfiducia, infatti, è stato ingenerato soprattutto dalla circostanza che, per la prima volta, una parte dei depositanti, quella che supera i 100.000 euro, non si sente più tutelata. Nel nostro Paese ciò è apparso a molti incomprensibile, visto quanto recitato nell’art.47 della nostra Carta costituzionale: «La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito». Questo importante articolo è stato voluto dai nostri Padri Costituenti per garantire l’assoluta tutela di tutti i risparmiatori in quanto, con i loro depositi, forniscono alla banca i mezzi che le consentono di operare per la crescita economica del Paese, attraverso il finanziamento delle imprese e delle varie altre attività economiche.

Da questo articolo discende anche la necessità che le banche siano sottoposte a sistematici controlli, anche ispettivi, da parte della Banca centrale. Ciò non è previsto per tutte le altre imprese che operano utilizzando propri mezzi finanziari o quelli ottenuti dalle banche. Ma allora, se ai depositanti è riconosciuto il grande merito di rendere possibile l’attività della banca, non si comprende perché debbano essere tutelati solo i depositi che non superano i 100.000 euro e non anche quelli che, proprio perché superano tale soglia, alimentano maggiormente l’attività della banca.

Questa incongruenza della Direttiva è indispensabile che sia superata al più presto. Per farlo, basterebbe dare concreta attuazione ad una iniziativa legislativa della Commissione europea del novembre 2015, che si proponeva di portare a compimento il «terzo pilastro» dell’Unione Bancaria europea, ovvero il «Sistema Europeo di garanzia dei depositi». Si disporrebbe in tal modo di un unico sistema di garanzia europeo, dotato di una «cabina di regia» in grado d’intervenire in modo univoco nei confronti di qualsiasi banca appartenente all’area euro.

Questa cabina di regia disporrebbe di un unico «fondo» nel quale dovrebbero confluire le risorse attualmente giacenti nei singoli sistemi di garanzia nazionali, che garantiscono i depositi fino a 100.000 euro. Appare del tutto evidente che questo fondo dovrebbe essere progressivamente alimentato da tutti i Paesi in misura tale da essere messo in grado di garantire, in caso di fallimento, tutti i depositanti.

Molti osservatori del mondo finanziario e gli stessi organi di vigilanza si concentrano, oggi, soprattutto nel misurare la solidità patrimoniale della banca, dimenticando quanto sia importante per la stessa il reale livello di fiducia dei risparmiatori e dei depositanti. Non va dimenticato, infatti, che la fiducia nelle banche rappresenta un elemento indispensabile per la stabilità di un sistema finanziario tradizionalmente «bancocentrico» come quello europeo, nel quale lo sviluppo dell’intera economia dipende, in larga misura, dall’operato delle banche


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