Uno stadio europeo pensando al quartiere

Uno stadio europeo
pensando al quartiere

Bergamo avrà uno stadio sul modello del Signal Iduna Park del Borussia Dortmund, seppure di dimensioni più ridotte: 81 mila posti la capienza dell’impianto tedesco, 24 mila quello che i Percassi consegneranno alla città nel 2020, se non ci saranno intoppi nei tempi di ristrutturazione dell’attuale Atleti Azzurri d’Italia. Detto così fa impressione, perché quello che nacque nel 1928 come Mario Brumana (intitolato al martire fascista valdimagnino ucciso nel 1922 a Gallarate) e poi, con la caduta del regime, fu semplicemente ribattezzato Stadio Comunale (come la maggior parte dei bergamaschi ancora oggi lo chiama), sembrava destinato all’abbandono, o comunque a una riconversione meno altisonante di quella di un’arena che oggi ospita la serie A e sarà trasformata per accogliere – e a testa alta – anche i confronti internazionali.

Se ricordate, negli ultimi decenni si è discusso a lungo, fino a logoranti scontri politici, sulla necessità o meno di spostare lo stadio in periferia, se non in un altro comune dell’hinterland: circolarono le ipotesi di Zanica, Grassobbio, Curno, Seriate ma la più concreta vedeva ancora in lizza Antonio Percassi (con l’imprenditore Paolo Cividini, cordata che poi si ruppe) e ben due progetti per costruire il nuovo impianto a Grumello al Piano, l’estremo sud-ovest del capoluogo. L’impatto ambientale (ma non solo quello) si è rivelato ogni volta un ostacolo insormontabile.

Ma certi amori – canta Antonello Venditti – non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Così il vecchio stadio – che nel tempo è stato comunque sottoposto a diversi lavori di ristrutturazione, l’ultimo dei quali, il restyling della tribuna coperta, rappresenta solo un assaggio di quello che vedremo fra tre anni – è stato rivalutato e rimesso al centro dell’attenzione, della pianificazione, della progettazione. Quando lo si voleva portare fuori città, al di là dell’ambizione di una struttura moderna, al passo con gli standard e le esigenze di un mondo del calcio che è radicalmente cambiato, si ragionava anche in termini di sicurezza e di pace con il quartiere che vedeva la presenza dello stadio diventare sempre più invasiva, per la calata di spettatori e mezzi che occupavano in modo ingombrante le domeniche dei residenti, desiderosi della loro legittima parte di riposo (e di agio in termini viabilistici). Erano anche giorni in cui la frequenza degli incidenti provocati dalle tifoserie bastava ad esasperare gli animi e a travalicare il limite della sopportazione. Ma poi la limitazione al traffico, in occasione delle partite dell’Atalanta, di un’ampia area intorno agli spalti, le norme più restrittive di accesso alle partite e un comportamento più maturo del pubblico – aiutato anche dagli ottimi risultati dei nerazzurri – hanno allentato la tensione e indotto a riconsiderare l’importanza del Comunale. Al quale l’Atalanta darà un nuovo nome, purché sia più corto e connotato da un senso di appartenenza locale che il pur nobilissimo (ma forse troppo generico) Atleti Azzurri d’Italia non suscita. Ma questo è un dettaglio che non urge. Nel piano attuativo presentato ieri a Palazzo Frizzoni dal sindaco Giorgio Gori e dall’assessore alla Riqualificazione urbana Francesco Valesini (per il Comune) e da Antonio Percassi e dal figlio Luca (rispettivamente presidente e amministratore delegato dell’Atalanta) c’è un buona notizia per il quartiere: piazzale Goisis verrà ampliato, perché spariranno i parcheggi della curva Sud (sostituiti da 300 posti auto sotterranei) e la forma rettangolare del nuovo stadio (ora «ovale») restituirà altro spazio, grazie anche al trasferimento degli attuali tornelli su nuove rampe d’accesso al primo livello dell’arena stessa. Un piazzale più fruibile per tutta la settimana , non solo la domenica. E attività commerciali nella nuova tribuna Sud. La futura residenza universitaria nell’ex caserma Montelungo e il palasport con la Galleria d’arte moderna completeranno il «rinascimento» dell’intera zona. In tutta l’operazione il cambio di passo è stato il passaggio di proprietà dello stadio: da un ente pubblico, il Comune, a un soggetto privato, l’Atalanta. Che realizzerà il suo progetto a ritmi cinesi, se necessario (cantiere aperto 24 ore su 24), e soprattutto eleverà a una dimensione europea la Bergamo sportiva non solo per i traguardi internazionali raggiunti sul campo ma per i requisiti e le dotazioni che avrà il nuovo impianto, in Italia preceduto soltanto da Juventus, Sassuolo e Udinese. E averlo mantenuto in città, là dov’era, sottolinea il legame reciproco di Bergamo e dell’Atalanta. Nel solco della tradizione: casa nuova sulle fondamenta della vecchia. La storia continua dov’era cominciata. «Il sogno è di vederci giocare anche le giovanili», ha aggiunto Antonio Percassi. Che – se le cose funzioneranno come nei casi precedenti ha già detto la convenienza di avere uno stadio privato – aumenterà gli introiti (c’è chi li ha moltiplicati). E i tifosi si augurano che anche questo (in termini di reinvestimenti) serva a mantenere alto, se non ad alzarlo ulteriormente, il livello della bandiera nerazzurra.

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