Violenza sulle donne
Basta silenzio

È stata una giornata importante ieri, per il futuro e il presente delle donne. Uno sfregio al Paese, come ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini. La violenza sulle donne è una grave violazione dei diritti civili, ha detto il capo dello Stato Sergio Mattarella. In Italia, sia detto per inciso, l’Italia dell’ex «delitto d’onore», abolito negli anni ’80, non siamo più all’anno zero. Di fronte all’escalation di violenza «di genere» sono state messe in campo molte leggi di alto tenore civile,anche molto severe. Ma le leggi non bastano. E non basta nemmeno l’indignazione cui dovrebbe prendere parte con maggiore incisività anche il genere maschile. Molti non sanno nemmeno definire la violenza di genere. La violenza di genere va dai femminicidi ai delitti dell’acido, agli stupri, fino alle molestie sul lavoro, al mobbing e al sessismo. Anche la prostituzione, con la tratta delle schiave del sesso e il commercio di minorenni è un delitto bestiale che si inserisce in questo contesto.

Secondo l’Istat i ricatti sessuali sono molto diffusi anche nel nostro Paese. Più di un milione di donne li ha subiti nel corso della vita. Ed è probabilmente la punta dell’iceberg perché solitamente le donne non denunciano. Sempre secondo i dati Istat, ripresi anche dalla segretaria della Cisl Annamaria Furlan, sono più di sette milioni le donne italiane che nel corso della propria vita hanno subito una forma di violenza o di abuso sessuale. Parliamo di quattromila casi ogni anno tra stupri e tentati stupri, una media di undici al giorno. Le cronache degli ultimi mesi ci hanno fatto capire con tante storie la reale portata del fenomeno.

Il significato della giornata nazionale contro la violenza alle donne ha anche questo significato, quello di spezzare il muro dell’omertà che spesso avvolge le vittime, creando una vera e propria gabbia di sofferenza psichica.

Chi subisce una violenza deve essere in condizioni di poterla denunciare, senza subire ritorsioni, o peggio, la riprovazione del mondo che lo circonda. È questo lo scopo di una giornata come questa. Perché il più forte alleato della violenza contro le donne è proprio il silenzio.

Un silenzio che si nutre di pregiudizi. Bisogna poi chiedersi, a parte l’aspetto giuridico e penale, che è importantissimo, cosa fa lo Stato per proteggere le sue cittadine. E ancora: che cosa fa di concreto la società civile? Quanti sono i centri anti-violenza in Italia? Quante le case famiglia dove ospitare e aiutare a riprendere la propria vita chi ha subito soprusi così devastanti? E soprattutto: di quali finanziamenti godono?

E ancora: nelle scuole si fa abbastanza prevenzione contro questo fenomeno? Si educano maschi e femmine fin dalle elementari al rispetto reciproco? A non considerare il proprio partner come un possesso? Il Parlamento correggerà probabilmente molto in fretta la legge che prevede la «monetizzazione» dello stalking, passibile anche di multe. Ma è già riprovevole che si sia pensato di considerarlo come un affare finanziario, così che chi è ricco può impunemente perseguitare una donna come un don Rodrigo qualunque. Il resto devono farlo la prevenzione e le forze dell’ordine, con la costituzione di nuclei specializzati in questo tipo di reato. E naturalmente anche i mass media possono svolgere un ruolo fondamentale. Anche noi, con questo articolo, speriamo di aver dato un piccolo contributo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA