Domenica 14 Settembre 2014

«Ambasciata» della birra di Orval

Unica in Italia: è a Torre de’ Roveri

Gli «ambasciatori» della birra belga a Torre de’ Roveri

Nel loro sgargiante abbigliamento tradizionale, sono arrivati dal Belgio in una quarantina gli «Amici di Orval», per tenere a battesimo la costituzione in terra bergamasca, a Torre de’ Roveri, della prima e unica «ambasciata italiana d’Orval», intitolata alla notissima e blasonata birra belga trappista che ha estimatori in tutto il mondo.

A guidare la delegazione il gran maestro della confraternita, Jacque Lavigne che, aiutato dal cerimoniere Marcel Shutz, ha seguito il cerimoniale per la nomina di Cesare Assolari a Gran Maestro Ambasciatore per l’Italia. Suo vice è stato nominato Pierantonio Beretta e segretario generale Tino Meloni. Per completare il gran consiglio dell’ambasciata italiana sono stati nominati altri nove membri, tra cui Giampietro Rota, presidente della Quattroerre, l’azienda di Torre de’ Roveri, grossista di vini e bevande, che da dieci anni è anche distributore della birra trappista d’Orval. Nel centro studi dell’azienda avrà sede l’ambasciata italiana d’Orval, che può contare già su circa 200 associati, gli appassionati di birre trappiste riuniti da Assolari nel corso degli anni.

La Confraternita Sossons d’Orvaulx (nel dialetto locale significa appunto «Amici di Orval»), con sede a Florenville, è la onlus che dal 1977 si occupa della valorizzazione delle produzioni di birra della Abbazia dei monaci trappisti di Notre Dame d’Orval. È senza scopo di lucro, indipendente e sostenuta culturalmente dalla stessa Abbazia. Gli iscritti sono oltre tremila «cavalieri», quasi tutti belgi, che durante l’anno sociale organizzano manifestazioni culturali in vari zone del Paese. Il ricavato viene suddiviso per opere caritative in tutta Europa.

«La costituzione dell’ambasciata - hanno spiegato Assolari e Rota - rafforzerà i sentimenti di amicizia e di collaborazione tra Belgio e Italia, sviluppando l’interesse verso i prodotti tipici dei due Paesi. I programmi sono molteplici, a cominciare dalla partecipazione in aprile in Belgio al capitolo generale della abbazia, mentre a Bergamo in maggio si svolgerà il capitolo della ambasciata italiana, con contorno di degustazioni e di approfondimenti storico-culturali sull’abbazia e la birra».

Anche i meno esperti in cultura della birra hanno sentito parlare almeno una volta delle birre trappiste prodotte in alcuni monasteri del Belgio. Una tradizione antichissima che offre due risultati: dare ai monasteri un fonte di sostentamento economico e la possibilità di fare beneficienza; proporre birre dalla grande tradizione culturale e di grande fascino degustativo a intenditori e appassionati di mezzo mondo. L’abbazia di Notre Dame d’Orval, che ospita al suo interno uno dei sei birrifici trappisti del Belgio, è stata fondata nel 1132: qui i monaci cistercensi vivono in modo semplice, dedicandosi alle più diverse attività e in particolare alla produzione di una birra tradizionale, originale, celebre in tutto il mondo per la sua unicità. La Orval fu la prima birra trappista ad essere venduta in tutto il Belgio. Ancora oggi rimane la più conosciuta e apprezzata nel mondo.

Dopo la distruzione della abbazia durante la rivoluzione francese e le varie guerre, la ripresa dell’attività brassicola si ebbe nel 1932. Le intenzioni dei monaci di Orval non sono di incrementare a dismisura il business: chi ama questa birra deve mettere in conto che viene prodotta in quantità limitate. Nel 2012 ne sono stati imbottigliati 69 mila ettolitri (pari a circa 21 milioni di bottiglie), dichiarato il limite massimo della capacità produttiva. In linea teorica sarebbe possibile superare la soglia dei 70 mila ettolitri l’anno, ma i monaci tendono a mantenere un basso profilo, anche perché incrementando la produzione non sarebbe possibile garantire i medesimi, elevatissimi standard di qualità.

Nonostante l’enorme apprezzamento nei confronti della birra Orval all’estero, i monaci preferiscono non spingere troppo sull’export (15% della produzione totale): piuttosto cercano di ripartire in modo equo la produzione tra i grossisti belgi che ne fanno richiesta. Alla Quattroerre di Torre de’ Roveri, sede dell’Ambasciata italiana, i rifornimenti di Orval non dovrebbero comunque mancare.

Il simbolo della Abbazia di Orval (una trota con l’anello d’oro in bocca) ha un legame con l’Italia. Narra la leggenda che la contessa Matilde di Canossa, seduta sulla riva della sorgente che fornisce acqua al monastero, inavvertitamente lasciò cadere il suo anello nuziale. Turbata implorò la Vergine Maria che glielo facesse ritrovare e una trota emerse in superficie portando in bocca il prezioso anello. Meravigliata la contessa esclamò: «Questo luogo è veramente una valle d’oro», in francese «val d’or», espressione che col tempo è diventata Orval.

La birra originale trappista dell’Abbazia di Orval (Orval Trappist Ale), spesso chiamata «la Regina delle Trappiste», ha 6,2 gradi alcolici, uno stile unico, un gusto complesso ed inusuale. Viene imbottigliata in particolari bottiglie da 33 cl a forma di birillo. Nasce dalla acqua di sorgente chiamata «fontana matildica» che passa all’interno del monastero. Le materie prime vengono severamente controllate seguendo metodi di verifica e di produzione tradizionale; la luppolatura avviene ancora oggi a freddo, estrapolando tutti gli aromi e oli senza bruciarli; la rifermentazione in bottiglia è con lieviti selezionati provenienti dalla foresta che circonda l’abbazia. Il colore è chiaro, leggermente torbido ed è molto schiumosa.

Nella produzione nulla è lasciato al caso. L’obiettivo è «le goût d’Orval», a cui si arriva con tre fermentazioni, l’ultima delle quali avviene in bottiglia, dando origine ad un deposito ricco di vitamine del gruppo B. Prima di essere distribuita, la birra viene lasciata maturare alla temperatura di 15 °C per almeno quattro settimane. L’Orval ha profumi intensi di frutta matura. In bocca è asciutta, fresca e morbida, fruttata, ricca di toni vegetali, con uno sfondo amarognolo di rabarbaro e china, insieme a un tocco di liquirizia dato dai particolari processi di luppolatura. Retrogusto fresco e lunga persistenza.

Roberto Vitali

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