I vini di Bussia sfondano a Bergamo
Agnolotti di verze, ragù di anatra e tartufo nero

I vini di Bussia
sfondano a Bergamo

La Bussia di Monforte d’Alba è un piccolo borgo immerso nello splendido panorama di vigne delle Langhe piemontesi; la Bussia è una delle sottozone che per prime si sono distinte nel generare vini di complessa e costante originalità organolettica, particolarità riconosciuta da appassionati estimatori di tutto il mondo.

Dopo aver maturato una decennale esperienza in una storica cantina di Barolo, Silvano Bolmida decise nel 1999 di portare avanti l’azienda di famiglia nella zona vocatissima della Bussia di Monforte d’Alba. Senza perdere d’occhio il sapore della tradizione, ma con la giusta attenzione per la sperimentazione e l’innovazione, Silvano ha dato vita ad una gamma di vini di eccellente livello, con alcuni Barolo ed altre tipologie tradizionali delle Langhe. L’azienda dispone attualmente di 6 ettari di vigneti che stanno per diventare 8. La produzione - in agricoltura sostenibile - non arriva per ora alle 40 mila bottiglie annue.

Da sinistra, Monachello, Cereda, Bolmida, Nozza e Tracano

Da sinistra, Monachello, Cereda, Bolmida, Nozza e Tracano

Oggi i vini di Bussia - in particolare i Barolo - sono noti nel mondo ed anche a Bergamo contano molti intenditori. Ragion per cui non è stato difficile riempire il locale, Cucina Cereda a Ponte San Pietro, quando i vini di Bussia si sono incontrati con la cucina raffinata di Giuseppe Cereda. Si è cominciato con “aringa polenta e prezzemolo” abbinata a un Sauvignon 2014, per poi passare decisamente al Barolo Bussia nelle varie annate: il 2012 abbinato a «cipolla caramellata con fonduta di Taleggio»; il Riserva 2010 con “agnolotti alle verze, ragù di anatra e tartufo nero; il Riserva 2008 con «guancia di manzo glassata, sedano rapa arrosto e topinambur ai carboni».

I tre Barolo Bussia assaggiati

I tre Barolo Bussia assaggiati

Vini e piatti hanno parlato da soli e hanno entusiasmato, ma ad arricchire ancor più la serata è stata la appassionata esposizione di Silvano Bolmida, personaggio dalla facile comunicativa, che con massima sincerità e grande entusiasmo ha parlato del suo lavoro tra le vigne e in cantina, scendendo - da enologo - anche in particolari molto tecnici per dimostrare che non ha nulla da nascondere e che i suoi vini nascono con tutte le attenzioni possibili.

«La coltivazione dei vigneti - ha detto - viene eseguita con particolare riguardo alle basse quantità di uva per ogni singola pianta: durante il mese di giugno viene effettuato un diradamento del raccolto. Dopo rigorosi passaggi del vino in barriques rigenerate e in tonneaux, l’affinamento in bottiglia è molto lungo. Ora che i miei vini hanno uno storico di 10 anni, le loro evoluzioni non hanno ingannato le aspettative e le caratteristiche che avevano alla nascita. Vini più maturi e più importanti, senza perdere l’entusiasmo di crescere che si ha in giovinezza e la saggezza che mi possono comunicare quando oggi stappo un Barolo Bussia 1999, un vino che rappresenta l’identità di un vitigno, di una zona, di un produttore e della sua famiglia». Quanto al prezzo di vendita di questi Barolo, il venditore-rappresentante Michele Nozza di Stezzano ha assicurato che il rapporto qualità-prezzo è più che buono.

La serata ha confermato non solo l’abilità dello chef Cereda ma anche l’interesse del suo locale per una cantina di qualità, essendo Cereda anche sommelier professionista Ais. Diplomato nel 1989 all’istituto alberghiero di San Pellegrino Terme, Cereda ha collaborato e svolto servizio in alcuni dei più importanti ristoranti d’Italia, tra i quali La Cantalupa della famiglia «Cerea-Da Vittorio» a Brusaporto e La Lucanda di Luca Brasi a Osio Sotto. Da maggio 2010 è chef di cucina e titolare del ristorante Cucina Cereda. In sala dirige bene Alessio Monachello con la collaborazione di Antonio Tracano.

Roberto Vitali

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