Tragedia di Azzano,  sentenza in serata Chiesti 16 anni in rito abbreviato
Il luogo dove sono morti i due ragazzi, ad Azzano

Tragedia di Azzano, sentenza in serata
Chiesti 16 anni in rito abbreviato

Il pm ha chiesto 16 anni per Matteo Scapin, il 34enne di Curno che il 4 agosto 2019 sulla Cremasca ad Azzano con l’auto aveva travolto lo scooter su cui viaggiavano Luca Carissimi e Matteo Ferrari, 21 e 18 anni, dopo una lite scoppiata all’esterno della discoteca Setai di Orio.

L’accusa è di duplice omicidio volontario (non aggravato), reato sopravvissuto al vaglio della Cassazione chiamata a pronunciarsi sulla misura cautelare dell’imputato, e di guida in stato di ebbrezza. Il gip Vito Di Vita, convalidando l’arresto, aveva riqualificato il reato in omicidio stradale (aggravato dalla fuga e dalla guida in stato di ebbrezza) e disposto i domiciliari. Il pm Raffaella Latorraca aveva però presentato ricorso, accolto dal Riesame che aveva ristabilito l’omicidio volontario e il carcere. I difensori di Scapin, Andrea Pezzotta e Riccardo Tropea, che sostengono la tesi dell’omicidio stradale, a questo punto s’erano rivolti alla Cassazione. Quest’ultima non era entrata nel merito rispetto al reato, ma aveva annullato la misura cautelare, invitando il Riesame a motivare «con concrete e specifiche ragioni» la necessità assoluta del carcere. I giudici bresciani a marzo hanno provveduto a rivedere la precedente decisione, e così Scapin rimane tuttora ai domiciliari.

Quella notte la situazione degenerò nel piazzale del Setai, dove scoppiò una rissa fra Scapin e la compagnia di Carissimi e Ferrari. Il 34enne e la fidanzata salirono in auto per tornare a casa. I rivali li seguirono. A un certo punto, all’altezza dell’incrocio con la Cremasca, qualcuno con una bottiglia di birra infranse il lunotto posteriore della Mini di Scapin. La convinzione della Procura è che quest’ultimo abbia reagito d’impulso, cercando di investire volontariamente i due ragazzi. La sua intenzione era probabilmente di farli cadere senza arrivare a ucciderli. Ma, secondo l’accusa, è contemplabile il dolo eventuale: a quella velocità (la Mini procedeva tra gli 81 e gli 86 km/h, lo scooter a 71 km/h) si doveva mettere in conto che la caduta sarebbe potuta rivelarsi fatale. La difesa sostiene invece che si sia trattato di una manovra errata e involontaria, dovuta allo spavento per l’esplosione del lunotto e alla concitazione di quegli attimi. Quella notte il suo tasso alcolemico (rilevato quasi due ore dopo il fatto) era di 1,49 grammi di alcol per litro di sangue, quasi tre volte oltre il limite.


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