Bergamasco, paga e tasi

Bergamasco, paga e tasi

Ici dove sei? C’è parecchia nostalgìa della vecchia tassa sulla casa, detestata fino alla sua scomparsa e poi riabilitata dalla storia fiscale di questo squinternato Paese.

E ancor più struggente diventa il ricordo di quel balzello abbastanza marginale che Monti sostituì con l’Imu (già più pesante) e che entro il 16 dicembre dovremo pagare trasformato nel suo attuale clone vampiresco senza possibilità di replica. Paga e Tasi, impone il Comune su indicazione del governo. E si scopre che anche a Bergamo è un bel pagare, visto che una ricerca del Sole 24 Ore ci mostra come la tassa attuale sia del 72% più cara rispetto all’Ici per le abitazioni principali, del 142% per quelle affittate, del 92% per i capannoni e del 145% per i negozi. A noi la parola stangata non piace perché offre un percepito vessatorio e innesca reazioni irrazionali. Però di stangata si tratta e non ci resta che urlare di dolore.

Il destino di questa tassa micidiale è legato a doppio filo con l’uomo che ha lottato (crediamo in buona fede) per toglierla, Silvio Berlusconi. Fu proprio lui a dare il via alla battaglia contro l’Ici e riuscì a farla eliminare sulle abitazioni principali. Una volta reintrodotta, alzò la voce col premier Letta: «Se non la togliete non appoggiamo più il governo». Letta inventò 35 sigle alternative per soddisfarlo, ma ormai il Cavaliere se n’era già andato dopo la scissione Alfano. Così dalla piccola Ici nacque la grande Tasi. Un mal di testa per tutti i cittadini, che dietro ogni sigla vedono i canini del Fisco. Sentita sull’autobus: «Cos’è questa Isis?». Risposta: «Sarà una nuova tassa».


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