Boeri

Boeri

Se ne sono accorti in pochi, ma in questa settimana politica è stata pronunciata una frase di sinistra nel senso «nanni-morettiano» del termine. Non l’hanno detta Fassina e Civati, pronti a ripartire in tandem dopo essere stati condannati all’irrilevanza. Non l’ha detta Beppe Grillo, che a differenza di buona parte dei suoi elettori agisce da leader borghese massimalista. E non c’era pericolo che la pronunciassero il premier Renzi o uno dei suoi ministri, impegnati a conquistare il centro e ad allungare le mani su qualche voto della destra liberista.

La frase è questa: «Le persone che hanno perso il lavoro dopo i 55 anni e che si trovano in condizioni di indigenza sono al centro delle nostre preoccupazioni. Su 100 euro che spendiamo in trasferimenti sociali, solo tre vanno al 10 per cento più povero della popolazione. Vorremmo che si desse davvero priorità ai poveri nel nostro sistema di protezione sociale». Parole di Tito Boeri, presidente dell’Inps, che ha infine svelato la sua ricetta per affrontare il problema: sfrondare vitalizi dei politici e le pensioni d’oro dei grandi burocrati, e costituire un tesoretto di 500 euro al mese per chi, oltre i 55 anni, non ha più nè lavoro, nè pensione. Una proposta di peso sotto il profilo sociale, che va nella direzione della solidarietà.

Ma ha tre limiti. Primo: a enunciarla non è un parlamentare, quindi resterà lettera morta. Secondo: potrebbe essere mitragliata dalla Corte Costituzionale che, essendo composta da persone titolari di pensioni d’oro, avrebbe un motivo in più per enfatizzare profili di incostituzionalità (è già successo). Terzo: il ministro del Lavoro, Poletti, ha già detto che la proposta «non è coerente con la linea del governo». È vero, la massima preoccupazione del governo è la coerenza.


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