Condannato il pm

«Chi sono questi uomini? Sono forse esseri superiori o migliori di quelli che devono giudicare? Sono forse più buoni, più retti, più sinceri? E sanno essi cos’è veramente il bene e cos’è veramente il male?». Nessuna intenzione di affrontare la foresta di domande di Ugo Betti in «Corruzione a palazzo di Giustizia», ma una rispostina potremmo anche darla: i giudici possono essere distratti come tutti gli altri esseri umani.

Lo conferma una piccola storia esilarante in arrivo dal Tribunale di Milano, dove un giudice aveva deciso di condannare a otto mesi di reclusione più 2.800 euro di multa un automobilista accusato di avere guidato in stato di ebbrezza e, una volta fermato per un controllo, di avere dato in escandescenze con prevedibili conseguenze. L’imputato si chiama Angelo, proprio come il pm del processo. E questo non è un dettaglio perché nella trascrizione del nome sugli atti, il giudice s’è sbagliato con l’altro Angelo e di fatto - in nome del popolo italiano - ha condannato il pubblico ministero. Situazione surreale, che ha fatto il giro del palazzaccio e degli uffici della procura anche per un particolare non secondario: tutti sanno che il pm in questione non ha l’automobile, si muove con i mezzi o in bicicletta. E aveva pochissime possibilità di farsi sorprendere ubriaco al volante.

La faccenda è stata risolta con un’udienza speciale in camera di consiglio, tecnicamente nota come «udienza riparatoria», dove i cognomi sono finiti nelle caselle giuste per restituire i carichi di responsabilità a chi li ha. E per offrire un sorriso di umana fallibilità a una professione fra le più delicate e nobili che Dio ha mandato in terra.

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