Duemila in cortile

Duemila in cortile

Tutti in cortile a protestare. Non è la decisione improvvisa di un collettivo studentesco (di solito lo fanno di venerdì), ma dei dipendenti del ministero dell’Economia scontenti per gli stipendi immobili. Così, ieri in duemila in cortile a protestare.

E chi non riusciva a scendere per la calca poteva limitarsi a starsene in corridoio a braccia conserte. Massimo Battaglia, segretario generale del sindacato rappresentativo nei ministeri ha puntualizzato: «La protesta parte da tutte le Rsu ed è contro il blocco del salario accessorio e del contratto». Dal gesto sorprendente e anche un po’ clamoroso apprendiamo due notizie, che al ministero dell’Economia ci sono duemila dipendenti e che ciascuno di loro può contare anche su un salario accessorio.

È cominciata la sinfonia d’autunno nel pubblico impiego che Matteo Renzi ha effettivamente sbeffeggiato nell’ultima legge di Stabilità. Dopo che la Corte Costituzionale aveva considerato illegittimo il blocco dei salari, il governo era stato costretto a inserire nella finanziaria una proposta per il settore, in base ai fondi a disposizione: 8 euro lordi al mese. Una provocazione, visto che la richiesta era di 150.

Va aggiunto che dal 2000 al 2012 gli stipendi del pubblico impiego erano aumentati del 39,7%. Vale la pena sottolineare che in questi anni di profonda crisi si sono fermati i compensi di tutti i dipendenti, innanzitutto di quelli privati. I quali hanno dovuto fare i conti anche con licenziamenti e casse integrazioni, al contrario dei colleghi del pubblico impiego che si avvalgono di contratti privilegiati e notoriamente blindati.


giorgio.gandola
Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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