Fallimento in 3d

Fallimento in 3d

C’è una piccola notizia sul caro giornale di carta che gli avventori del bar si litigano nel desiderio di addolcirlo con le briciole della brioche. Ed è una notizia che mette di buonumore: il televisore in 3D sta affondando. Nel senso che non tira più, non piace, non viene acquistato, è percepito dalla gente come un superfluo oggetto di vanità.

E poi non sai mai dove sono finiti quegli assurdi occhiali per vedere il film. Così i colossi Samsung e LG hanno deciso di non puntarci più, di diminuirne la produzione, di mantenere la funzione solo sui prodotti di altissima gamma e così sia.

È un segnale come un altro, ma ci spiega che nell’era della tecnologia, anche la tecnologia può perdere se non è sorretta da un principio di utilità. Contrabbandati come l’ultima frontiera dell’intelligenza virtuale per famiglie, sospinti dai lombi potentissimi del luna park hollywoodiano (da Avatar a Star Wars) e del marketing dei colossi hi-fi asiatici, i televisori in 3D si sono comunque spiaggiati sulla porta di casa. La gente è più pratica e saggia degli allegri guru multitasking che ci vendono l’ultimo gadget come rivoluzionario rispetto al penultimo. Sarà l’effetto delle onde gravitazionali, ma sembra che un certo realismo si sforzi di tornare fra noi. Twitter segna il passo e perde miliardi, persino l’ebook soffre e nel 2015 sono tornate di moda le librerie.

Motivo: la replica digitale di un libro è un mero tecnicismo, non certo cultura. Vuoi vedere che il mondo, pur ormai felicemente digitalizzato, sta riscoprendo il piacere di vivere almeno nei momenti di relax? Sarebbe un segno di maturità. Nel frattempo il televisore 3D finisce in un angolo. Forse perché la terza dimensione - la profondità - non ce la può regalare nessuno senza un po’ di fatica. Tanto meno un pannello a led.


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