Famiglia Dolce

Famiglia Dolce

«Sono gay, non posso avere un figlio, credo che non si possa avere tutto dalla vita. La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia». Così, con semplicità e un certo coraggio, hanno parlato Domenico Dolce e Stefano Gabbana in un’intervista a Panorama, mostrando perplessità sulle famiglie gay, ancor più se con figli frutto della fecondazione artificiale.

Lo hanno detto apertamente, interpretando il pensiero di milioni di persone. Ma questo conta meno, l’importante in una società multiculturale e democratica è la possibilità di esprimerlo. E invece apriti cielo, è partito l’effetto Barilla e in 24 ore la dichiarazione ha fatto il giro del jet set dove una certa cultura radical chic proprio non tollera tutto ciò che è tradizione, tutto ciò che è dialettica, tutto ciò che è opinione su cui discutere. Elton John si è offeso, Ricky Martin e Courtney Love hanno lanciato la guerra ideologica: «Bruceremo tutti i loro vestiti».

E il demi monde degli indignati speciali ha decretato la fatwa planetaria contro i due stilisti in nome del gender. «Tu nasci e hai un padre e una madre – ha sottolineato Dolce –, o almeno dovrebbe essere così. Per questo non mi convincono quelli che io chiamo figli della chimica». Un inno alla paternità e alla maternità da parte di due icone del mondo gay che il mattino successivo all’intervista si sono ritrovate nell’elenco dei nemici assoluti. Non sono stati politicamente corretti, probabilmente perderanno affari, ma vanno rispettati. La famiglia merita la loro onestà.


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Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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