Fare gol con una bomba

Quella volta la bomba di Schweinsteiger non fu un tiro da fuori area, ma una granata vera. Una delle centinaia che il governo tedesco regalò all’Arabia Saudita (furono spedite via nave) per indurla a votare nel modo giusto durante la sfida per l’attribuzione dei mondiali di calcio 2006.

Una delle tante follie che in questi giorni stanno uscendo dal verminaio della Fifa, travolta dagli arresti e dalle sacrosante dimissioni del padre padrone Blatter.

Finché si parla di mazzette, tutto (a)normale, nel senso che vivendo in Italia ne sappiamo qualcosa. Ma i dettagli sulla tipologia di pagamento denotano una raffinatezza, anzi una depravazione oltre ogni immaginazione.

In quella riunione decisiva del 2000 - scrive il settimanale Die Zeit - gli arabi stavano per appoggiare la candidatura del Marocco quando all’ultimo momento cambiarono idea e diedero la preferenza alla Germania.

Non si sa di chi sia stata l’idea delle granate a razzo col fiocchetto (molto nibelunghe), ma allora il cancelliere era Schroeder. Quel mondiale, organizzato peraltro benissimo dai tedeschi, lo vincemmo noi e ne siamo orgogliosi. Ma la storia delle bombe è allucinante, l’area di destinazione è la più turbolenta del pianeta e non è così fantascientifico pensare che quelle granate siano finite nel massacro siriano o iracheno.

Le rivelazioni di Die Zeit lasciano poco spazio alla fantasia. Tutta l’industria tedesca si impegnò a portare a casa voti. Volkswagen e Bayer intensificarono gli investimenti in Thailandia e Corea, la Mercedes decise di supportare la Hyundai. Per ottenere il risultato venne messa in campo quella che oggi viene definita «moral suasion». Tutto comprensibile, di questi tempi. Tranne le granate, davvero poco moral.

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