Guidando nella preistoria

Guidando nella preistoria

Chissà se ad evocare Fred, il protagonista dei Flintstones, si offende qualcuno. Non ci viene in mente altro nell’ascoltare l’intervista dello storico - o meglio sarebbe scrivere preistorico - Saleh Al Saadon a una Tv araba sul divieto di guida per le donne che vige nel regno Saudita.

La domanda della giornalista è evidentemente non concordata: perché a differenza che in Occidente qui è proibito alle donne condurre un’auto? La risposta è compunta e lievemente delirante: per il loro bene. «In caso di incidente o avaria dell’auto le donne potrebbero essere anche violentate a lato della strada. Ma alle donne occidentali non importa, può essere solo un problema morale. Da noi lo è anche di natura sociale».

Purtroppo non sta scherzando. Difficile replicare se non allargando le braccia e cambiando canale. Difficile ma ingiusto perchè a questo signore - che è uno storico, quindi ha responsabilità educative - bisognerebbe dire che la prima opzione dopo una panne a Milano, a Parigi o in Algarve non è la molestia; che il dramma della violenza sulle donne non si può liquidare, a nessuna latitudine, con una tesi sessista d’una superficialità disarmante; che le conquiste femminili in oltre un secolo di lotta in Occidente non possono diventare motivo di disprezzo.

Per la cronaca, secondo la legge islamica le donne al volante rischiano pene severe, persino la fustigazione. Il giorno in cui ne vedremo una colpire con la clava qualche Saleh di turno, avremo la certezza che il Rinascimento è cominciato anche a Riyad.


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