Domenica 24 Agosto 2014

Il Pil della mafia

Lavoro nero

Ci salverà la cattiva economia? Questo è il pensiero sottocutaneo dell’Europa, che ha inserito nel paniere per la determinazione del prodotto interno lordo anche i proventi da attività illecite come malavita organizzata, prostituzione, traffico di droga, contrabbando su vasta scala. In una società che ha come pilastro la morale significa vergogna, in una società che ha come pilastro l’economia significa «logica del profitto».

Così l’Italia, secondo questi nuovi e sorprendenti parametri, potrebbe persino ritrovarsi con i conti un po’ meno dissestati. Gli esperti di Bruxelles valutano in 1,2 punti di Pil questo aggiustamento (il doppio su base continentale) che ci consentirebbe di stare al di sotto del famigerato 3% nel patto di stabilità e di limare quel terribile 134% di deficit nel rapporto col debito pubblico. Proprio per soppesare questi nuovi parametri il governo ha deciso di far slittare a ottobre la definizione del documento di economia e finanza, la vecchia finanziaria.

La conseguenza per le persone perbene sarebbe un’alzata di braccia: mi arrendo. E per il sistema Paese significherebbe darla vinta a chi - oltre al sommerso tollerato che storicamente vale il 25% del Pil - da domani potrà aggiungere il suo 11%, come se fosse l’asso di briscola, quei 170 miliardi costituiti dal lavoro indefesso della malavita. Tutto ciò è certamente finanza creativa a cui la Commissione europea ha offerto una patente di ufficialità. Ma noi, dopo un logico moto di sconforto, dovremo ricominciare a non considerarla, a definirla porcheria come seppero fare i nostri padri. E a provare a ridare un profilo etico a un Paese che per far quadrare i conti non può avere bisogno della mafia.

di Giorgio Gandola

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