Il viadotto di marzapane

Il viadotto di marzapane

È costato 13 milioni ed è durato nove giorni. Il pensiero corre subito a un enorme yacht finito sugli scogli o scomparso nel mar dei Sargassi. O a uno sfortunato centravanti ingaggiato a suon di bigliettoni e infortunatosi scivolando sul sapone in doccia.

E invece si tratta di un viadotto, un’opera di ingegneria che dovrebbe reggere nel tempo, esempio della tecnologia dell’uomo moderno. Non si pretende che faccia mostra di sé per duemila anni come certe meraviglie realizzate dagli antichi romani, ma nove giorni è un insulto al buon senso. Sembrerebbe una barzelletta. Invece è accaduto in Sicilia, vicino a Palermo, dove il viadotto di Scorciavacche inaugurato la vigilia di Natale è venuto giù come un manufatto di marzapane a Capodanno. Su una corsia la strada ha ceduto lentamente fino a creare un avvallamento di un chilometro, sull’altra si notano spaccature come se fosse passato il terremoto. Per fortuna non passava nessuno, sennò saremmo qui a piangere nuove vittime. Ora la magistratura indaga e Renzi fa sapere: «La festa è finita, il responsabile pagherà». Il lavoro, opera dell’Anas, è sotto sequestro. E come al solito la figuraccia è internazionale.

Non bastava la Salerno-Reggio Calabria mai finita, monumento alla cattiva organizzazione, alla cattiva politica e al malaffare che percorre il nostro Paese da mezzo secolo. Non bastavano i crolli dei gioielli di Pompei dovuti all’incuria e alla sciatteria. Adesso si sbriciolano anche le opere nuove, come se al posto del calcestruzzo e dell’acciaio si fosse fatto uso di pongo. In attesa di sviluppi, abbiamo il sospetto che nel nostro martoriato Sud, le uniche grandi opere che durano nel tempo siano quelle abusive.


giorgio.gandola
Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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