Droga, non basta Allah

Droga, non basta Allah

Ci sono dettagli che dicono più di tante parole. Nelle siringhe trovate a Parigi nella stanza di Salah Abdeslam, uno dei terroristi del commando che ha seminato morte nella capitale francese, sarebbero state rinvenute tracce di Captagon, un’anfetamina che toglie la paura.

Messa al bando dall’Organizzazione mondiale della sanità, è prodotta in Siria e sta dilagando in Medio Oriente. L’uso di droghe in guerra non è una novità. A colpire in questo caso è che ne facciano uso gli jihadisti. I loro proclami trasudano certezze fideistiche nel premio che riceveranno da Allah per la morte in guerra, procurata e ricevuta.

Ma le fortissime motivazioni ideologiche non bastano evidentemente a vincere la paura di morire, svelando la menzogna di quei proclami. Questa paura è innata in ogni essere umano e l’istinto di sopravvivenza è sempre pronto ad aprire una crepa anche nelle più cupe delle convinzioni. Infatti il Califfato sta subendo defezioni di militanti non più disponibili a immolarsi per la causa mortifera e a sottostare ai codici della barbarie.

L’amore per la vita è benefico e può essere contagioso. L’Occidente ne deve avere consapevolezza. Quell’amore deborda nella lettera aperta intitolata «Non avrete il mio odio», scritta da Antoine Leiris ai terroristi che venerdì sera nel teatro Bataclan gli hanno ucciso la giovane moglie. La missiva si conclude così: «Mio figlio ha 17 mesi appena, deve fare la sua merenda come tutti i giorni, poi andremo a giocare come tutti i giorni e per tutta la sua vita questo bambino vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, non avrete neanche il suo odio».


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