La telefonata
Il ministro Guidi con il premier Renzi

La telefonata

«Quell’emendamento lo faremo passare». Da una parte della linea telefonica c’è il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, dall’altra il suo compagno Gianluca Gemelli. E in mezzo il grande orecchio della Giustizia che sta indagando per traffico e smaltimento illecito di rifiuti nel sito dell’Eni di Viggiano (Potenza).

Perché un ministro della Repubblica si premura di avvisare la dolce metà riguardo all’emendamento da inserire? Perché l’ingegner Gemelli si occupa di estrazioni di petrolio, collabora con la Total che grazie anche a quell’emendamento (così riassume la faccenda l’accusa) potrebbe ricavare due milioni e mezzo di euro in subappalti.

La conversazione telefonica continua, il ministro Guidi approfondisce: «Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato, se è d’accordo anche Maria Elena (secondo gli investigatori è il ministro Boschi), quell’emendamento che mi hanno fatto uscire alle quattro di notte». Si intuisce una guerra di posizione fra stralci ottenuti e negati, il solito taglia e cuci nel suk delle lobby quando arriva l’ora delle Milleproroghe o delle Finanziarie.

Ricevuta la notizia, l’ingegner Gemelli si affretta a telefonare a un dirigente della Total: «La chiamo per darle una buona notizia. Si ricorda che tempo fa c’è stato casino che avevano ritirato un emendamento? Pare che oggi riescano a inserirlo nuovamente al Senato. Pare ci sia l’accordo con Boschi e compagni. È tutto sbloccato».

Così funziona nella giungla della politica. Nonostante le dimissioni serali del ministro Guidi riteniamo che il premier Renzi - fra una sgambata e l’altra sul lago Michigan - abbia ancora una volta qualcosa da spiegare.

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