Le oche del Campidoglio

Le oche del Campidoglio

Nella leggenda, le oche del Campidoglio starnazzarono all’arrivo dei Galli. E quelle dell’ultimo servizio di Report? Risposta difficile, certamente gridavano per una spiumatura così dolorosa.

Restando in metafora, forse anche per testimoniare l’arrivo di qualcosa di poco frequentato nel giornalismo italiano: l’inchiesta all’americana. In passato abbiamo avuto modo di criticare il metodo Gabanelli, talvolta teso a dimostrare una tesi precostituita come se si trattasse di un docufilm di Michael Moore.

In questa occasione filmati, interviste, approfondimenti sembravano piuttosto replicare il modello delle inchieste della Cbs (Sixty minutes), della Cnn o di Current Tv. E non solo per lo stile, ma anche per l’obiettivo, che oltre oceano non è più il politico di turno - categoria in declino come da noi - ma i potentati economici, le strategie aggressive, le gesta della finanza creativa.

I cittadini, che sono telespettatori, lettori e consumatori, sembrano sempre più interessati a inchieste che diano trasparenza a ciò che mangiamo, a ciò che indossiamo, a ciò che acquistiamo. Moncler ha certamente subìto un danno e saranno ben altre sedi a stabilire se per effetto di una colpevole forzatura di Report o per deficit imprenditoriali.

L’attenzione e il credito del pubblico per le inchieste ci dicono però che la via per uscire dalla crisi del giornalismo non sta solo nel fantasmagorico mondo dei social, ma anche nel vecchio vizio di scardinare porte blindate. Per tornare a vedere quella stella fredda che è la verità.


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